E poi mi ha trovata il mio papà biologico. Forse papà è troppo affettuoso, ma "padre" è sacro, troppo profondo, denso di significati. Questa paternità in fondo non voluta, capitata, come capita di attraversare una strada sconosciuta e rischiare di essere falciati da una Rolls Royce a massima velocità.
Ritrovare un vecchio conoscente, è stato più o meno così: divertente, ha stuzzicato la mia innata curiosità.
Non so dove sia, non ha risposto a questa mia muta domanda nel messaggio che mi ha inviato.
Quasi non si ricorda di avere un secondo figlio. Non cerco un padre, uno mi basta e avanza e poi, tra parentesi, ho perso pure quello. Sono nato per essere orfanao di padre, e mi sta pure bene. Però la mia sorellina continua a farsi domande. Un giorno la pianterà anche lei e se ne farà una ragione nel suo, nel nostro precario equilibrio di persone che fingo di saper affrontare un rifiuto così netto primordiale. Una donna forte come nostra madre, come diavolo si è messa con uno che, con due botte a distanza di anni l'ha messa subito incinta e poi l'ha abbandonata? Cos'era, un progetto autolesionista?
Non dirò a Rory di questo inaspettato incontro.
Non serve.
E quando sarà finita anche questa novità-perché finirà- mi dimenticherò di nuovo di un tizio che ogni tanto si ricorda di aver contribuito ad umentare il peso sulla terra.
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In una fumosa trattoria ateniese. "Eschilo, Eschilo, che qui si Sofocle, ma attenzione alle scale, che sono Euripide, se no cadi e Tucidide!"
Risposta di un tizio: "E chi Senofonte?".
Un tipo scende le scale distrattamente, ruzzola e finisce la corsa disteso sul pavimento del pianterreno: "Stesicoro".
Quello che dava i consigli, affacciandosi alla ringhiera, "Ariovisto?"
Il tipo si rialza ed esce in strada massaggiandosi il fondo schiena "Devo aver battuto l'Esculapio..."
La gente di sopra, dopo aver assistito a questa scenetta, chiede al titolare "Ma chi era?"
"Eratostene."
Commento finale "Dio, cleziano!"
Trucchi come questi nelle scuole e nelle università se ne imparano molti. Ricordo che alle elementari, per insegnarci i nomi delle maggiori alture italiane, girava questa frase:
MArittime, COzie, GRAie, PENnine, LEpontine, REtiche, CArniche, GIUlie.
E poi c'è VALIGIA (o Saligia, come me l'hanno insegnata)che ricorda i 7 vizi capitali:
Vanità(Superbia), Accidia, Lussuria, Ira, Gola, Invidia, Avarizia.
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Ricordo che ne ero terrorizzata e ricordo un paio di ceffoni dolorosissimi che mi appioppò una volta, con quelle stesse mani capaci di suonare splendide melodie al pianoforte, in chiesa. Eppure le volevo un gran bene, mi ha insegnato molte cose e da superiora dell'istituto, è stata comprensiva e gentile. Peccato che il suo mandato scadesse proprio mentre ero in quarta elementare, abituarsi alla strega che venne poi fu duro, mai visto donna più subdola e cattiva, degna di qualche film Disney.
Comunque, ricordo una canzoncina che suor Luigia ci cantava.
Diceva, più o meno così:
una rana con la gobba fin lassù,
che si credeva tanto tanto bello,
e rimirava con il naso in su,
un giorno vide un bel ranocchino...
che un bell'inchino gli voleva far...
(sprezzante lo spostò) dal suo cammino e
dicendogli: <<brutto!>>lo insultò.
Il vicino lo guardò, sorridendo per un po' e questa
canzoncina piano piano gli cantò:
<<Fratellino fratellino,
siamo compagni del destino
e se la differenza c'è...
Io non faccio come te!
Fratellino su rifletti...
bada un poco ai tuoi difetti!
Se ti specchi vedi che...
Sei più brutto assai di me...!
Non guardare al fuscellino
che é nell'occhio del vicino...
Pensa invece assai di più
alla trave che c'hai tu!>>
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Essere la seconda a volte è difficile. Sì, lui ti dice che non gliene frega del suo passato, che ha chiuso, perché ha troppo sofferto. Mai poi trovi una gigantografia di una foto che lo ritrae con lei, mentre mangiano, ed un'altra mentre siedono davanti ad un tempio, con in braccio il bambino di pochi mesi. E magari sono anni che gli chiedi di scattare una foto con te e trova sempre una scusa per non farlo. Ma una foto, in fondo cos'è?scatta degli attimi, spesso non è LA verità. E' un momento passegggero. Quindi anche se fingo- potrei fare l'attrice- un effetto su di me quelle immagini le hanno. E' un tempo che non mi appartiene, una serenità che non ho ancora raggiunto. E’ un lui che non mi prevede, non mi include.
Una volta qua su splinder ho parlato con un certo B., appassionato di cucina. Gli dissi che avevo mollato la città, mia madre e mio fratello, per seguire un uomo divorziato con due figli che forse non mi volevano nemmeno tanto.
Lui mi ha detto solo: “Ti ammiro”. Ho letto quelle otto parole e ho sentito un colpo dentro, come se mi mancasse il fiato. La cosa più bella e comprensiva che mi sia mai stata rivolta.
Lui aveva capito, l’amore che ho dentro, la voglia di viverlo, di avere la mia favola.
Qualcuno dice: sei giovane, ma trovati un altro. Mia madre mi vorrebbe sposata. A me va bene così, invece. O meglio, me lo faccio andare. Posso convinvermi che sposarmi in chiesa sia inutile, che in comune…Ma via!Che posso fare figli fuori del matrimonio e ripassare il casino che ho passato io con i miei. Mi dico ma no, lui è un uomo serio, guarda come i porta i suoi figli, che sono più vecchi di me…dice di amarmi…come potrebbe non amare anche i nostri figli?
Però, quella foto…se mi torna in mente, fa male.
Lui dice:“mio figlio non ha mai superato questa separazione del tutto, anche se ha trent'anni”.Oh, lui ti accetta e ti tratta pure bene, ma una madre…è sempre una madre. Già.
Ricordo quando papà si è messo assieme ad una signora con gli occhi grandi, già madre di una bambina che osava chimare "papà" il papà. Litigavo con lei. Oggi mi parrebbe così ridicolo. Era ancora più piccola di me e forse suo padre non sapeva neppure chi fosse.
Quella donna odiava mia madre. Eppure aveva per me sempre una cortesia speciale, mi preparava ciò che volevo. Al telefono chiedeva sempre di salutarmi... e quando papà è stato in ospedale, un giorno mi ha aggiustato le treccioline in una coda alta. Pensava stessi meglio. A dire il vero non è che la cosa mi piacesse, sembravo un’anans. Ci ha scattato una foto, forse l'unica che ho, da grande, a fianco a mio padre. Mamma mi disse di aver fatto bene a non sciogliere la coda, che l'avrei fatta dispiacere. Mia madre, la donna tradita e vituperata, che si preoccupava dell' Quindi posso anche passare sopra una foto…
Ho vissuto circa sette o otto anni senza corrente elettrica ed acqua calda.
Ricordo che d’inverno, mamma andava spesso a fare la spesa, stando senza frigo la roba si rovinava in fretta. Comprava un paio di fettine, una lattuga, e li poggiava su una scatola di metallo, potrei definirla così, sul balcone. Era sotto la caldaia, poggiava direttamente sulle piastrelle rettangolari, rosse, incastrato fra il muro ed una colonna chiara. Era blu, e dentro, quelle rare volte che ho aperto lo sportello, non c’era niente, se ricordo bene, tranne qualche ragno solitario impegnato a tessere.
Mamma poggiava la carne del supermercato, la frutta che acquistava solo in occasioni speciali- spesso si trattava di qualche agrume, avevamo la passione per il tè e le spremute, e di frutti esotici, soprattutto mango, che allora si trovava a prezzi molto vantaggiosi per le nostre tasche.
Ricordo che molte volte lei usciva e io rimanevo a casa con mio fratello, allora aveva due o tre anni, e non sapeva cosa fosse una lampadina accesa. Avevamo un stereo che un tizio aveva voluto formalmente regalare a mio fratello, quando aveva scoperto che al bambino piaceva agitarsi al suono di Michael Jacksone litigava con me per avere il mio prezioso walkman, regalatomi dai miei compagni di classe. Allora, ero ancora una tredicenne impaziente, e non mi andava di dargliele tutte vinte. Era tutto uno strepitare, ma alla fine, cedevo.
Gli piaceva correre, mugulando qualche suono, faceva sempre un gran baccano. Ogni tanto spariva: sotto il letto, nell’armadio. Era così rotondo e piccolo che avrebbe potuto infilarsi ovunque anche se il suo odore, un miscuglio di pomatine e pannolini, si riconosceva sempre. Andavamo ovunque insieme. Mia madre spesso sentiva il bisogno di chiudersi in bgno con le sue sigarette ed i suoi pensieri sconclusionati. E allora andavo a fare la spesa, o al parco con le amiche, sempre con il bambino appresso. E lui era felice. Quando poi lei usciva la sera per lavoro, rimanevamo noi soli, a lume di candela, e ogni tanto gli chiedevo: “vuoi fare pipì?”puntualmente scuoteva la testa. La mattina dei finesettimana mi facevo aiutare nelle pulizie, e poi gli facevo il bagno. Mangiava sempre le spugne, ma amava stare nell’acqua.
..Ricordo che il pavimento era sempre pieno di cera, così come il termosifone che periodicamente, con una scheda telefonica finita mi occupavo di liberare da quelle stalagmiti bianche.
In casa faceva sempre freddissimo e si faceva a gara a chi si copriva di più. Il piccolo aveva sempre qualche mio vecchio maglione, in particolare uno, rosso e giallo, il mio preferito quando ero una bambina che non so per quale motivo mi ricordava Barbie e Ken.
Il nostro passatemo preferito era preparare tè- a tal proposito facevamo incetta nei grossi supermercati, di tazzone di dimensioni poco british. Nelle serate di pioggia, quando entravano spifferi ovunque, cercavamo di abbassare tutte le tapparelle sane, coprivamo il grosso specchio in camera da letto con le lenzuola perché mamma temeva che il riflesso di un lampo nello specchio avrebbe potuto creare chissà quali danni. Ci mettevamo a letto e cominciava la nostra serata letteraria, interrotta solo, a tratti, da qualche commento. Senza la lettura e la musica, non so cosa sarei potuta essere oggi.
Ancora oggi, che sono passati anni, senza la musica mi sento persa. Sono stonata e a parte il flauto, che suonavo a scuola, non so maneggiare alcuno strumento.
Ma ascoltare la radio per tutti questi anni, ballare con mio fratello le canzoni della Brtney Spears- avevo 14 anni credo quando comprai il suo disco, era la prima volta che compravo un cd! – era il massimo. Passavo il sabato ad ancheggiare e piroettare nel salone di casa, immaginando un pubblico entusiata. Quando andavo a fare la spesa portavo con me il walkman regalatomi dai miei compagni di scuola per il mio compleanno.
Posso stare senza tv e senza computer, senza quotidiani. Ma i libri, la musica, la scrittura, sono state la mia ancora neigli anni di formazione. Ripenso spesso a quando chiedevo a mia amadre di ascoltare i miei racconti vincendo le sue resistenze. Spesso era antipatica con le sue osservazioni, ma era il mio giudice più attendibile. Mio fratello fingeva di capire e diceva: “si…no…eh?!” continuamente. Il bambino si sedeva fra noi, e giocava con i suoi piedi o con le mie treccioline. Altre volte, beveva qualcosa anche lui e poi scappava in giro per la casa, correndo come un pazzo. Nei giorni di massima ispirazione si dedicava al suo uccellino, Junior, oppure sfogliava i giornali e ci intorrompeva continuamente per farci vedere le figure, spesso trasfigurate dai pastelli. Era un bambino delizioso, con grandi occhi quasi a mandorla, nerissimi, e tantissimi capelli ricci. Lo guardavo e ricordavo mia madre. Si somigliano molto. Lo stesso colore della pelle, così chiaro, lo stesso naso leggermente schiacciato, le labbra interamente rosse, e lo stesso tremendo carattere. Del resto hanno anche lo stesso segno zodiacale. Ma sono ricordi. Paradossalmente sono stata più felice quando non avevo niente. Quando riciclvamo le riviste e a volte non avevo nemmeno un centesimo per fare merenda alla macchinetta della scuola. Il mio passato è duro, a volte confuso, ma è quello che ho e lo conservo caramente, anche se a ripensarci, mi viene sempre da piangere.
Dunque El3na mi ha passato una patata bollente ovvero: elenca almeno sette scheletri nell’armadio.
Dunque…
1) da piccola sono stata in un collegio di suore. Qualche volta, quando non c’era nessuno nell’area cucina, e magari durante la funzione della messa andavo con un’amichetta nella dispesa e rubavamo i twix, (sapete, i biscottini con il caramello ricoperti di cioccolato…) dal frigorifero. E che caspita, ci davano sempre pane e formaggino!
2) Ho detto che ho passato l’esame di demografia, in realtà dovrò rifarlo per la terza volta…
3) vediamo…una volta, alle medie, ho disegnato una riga con una penna sul pantalone nuovo di zecca di un compagno di classe, si tratta della tuta di ginnastica. Si trattava di un antipatico che una volta(per sbaglio però)mi ha tirato il flauto in un occhio a lezione! Si lagnava come un ossesso ma io ho detto molto innocentemente: “non l’ho fatto apposta...”
4) Da piccola ho fatto la pipì nel vaso di un albero finto che stava nel mio condominio…
5) Ho incontrato un ragazzo di nascosto sua senza dirlo a mia madre che mi credeva a scuola. In realtà siamo usciti un paio d’ore prima e ne ho approfittato per questo incontro galante. Non è successo niente però L
6) Ho mentito alla mia amica inventandomi un malore. In realtà non la volevo vedere e non sapevo come dirglielo.
7) Ho buttato nel secchio in un momento di sua distrazione dei tremendi biscotti dell’amica di mia suocera. Mi hanno costretta ad assaggiarlo nonstante io dicessi loro che non mi piacciono…Mi hanno chiesto: “hai già finito?” e io: “sììì…erano buonissime!”
Vorrei aggiungerne un ottavo: per togliermi dalle scatole una specie di spasimante, ho detto ad un ragazo che il mio fidanzato era un pugile di fama internazionale molto razzista e geloso. Non l’ho più rivisto.
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28 luglio 2002
Ho le classiche due notizie, una buona e l’altra cattiva.
Cominciamo da quella bella: Daniel mi ha portato in giro per Roma, siamo andati in giro per le stradine del centro storico, quelle tutte lastricate di sampietrini, con le vecchie case e i vicoli che odorano di pane appena fatto.
Avevamo appuntamento alle quattro ma mi ha chiamato stamattina presto per anticipare la passeggiata. Sapevo che saremmo andati a Cinecittà2 o a Via del Corso e invece ha deciso di farmi questa bella sorpresa. Poi siamo andati a piazza Navona. Era pieno di bancarelle per raccogliere i fondi per non so quale causa. Abbiamo preso un gelato e poi abbiamo scelto di giocare al tiro assegno, ho buttato giù pure le lattine, mammamia che divertimento, non ci ero mai riuscita prima!!!
Ero rapita da lui, l’ho lasciato chiacchierare per la maggior parte del tempo, e, considerando quanto sono logorroica, si capisce che mi piace da morire. Poi mi ha lasciato ad una bancarella con una scusa e si è allontanato un attimo. Quando è tornato reggeva in mano una busta ma non mi ha voluto far vedere che c’era dentro.
Alla fine mi ha portata in un posto tranquillo, una sorta di giardino bellissimo, pieno di fiori e panchine.
Ci siamo seduti, ha preso le mani fra le sue e mi ha guardato negli occhi. E qua viene la parte brutta del tutto: Daniel se ne va. Parte per Parigi. Va a vivere lì. Se ne va. Non riesco neanche a ricordare perché deve partire, credo fosse per lavoro, per seguire la famiglia. Non importa. Comunque era una cosa programmata da tanto. Gli ho chiesto se fosse fidanzato e mi ha detto:
“No, se potessi resterei qua con te, mi piaci da morire Charly e odio doverti lasciare proprio ora che hai cominciato a fidarti di me. Ora che…”
“Ora che cosa?”
Mi ha risposto con un bacio tenerissimo ed era la risposta migliore che potessi aspettarmi. Il cuore mi batteva a mille, mi sentivo tutta molle. Non sapevo che dire...ero imbarazzata e felice al tempo stesso… Eppure non è mica il mio primo bacio!Invece non sapevo che dire, ero imbambolata e ogni molecola chiedeva “Bacio, bacio!”. Non staccava gli occhi dai miei ed io non avrei saputo dove poggiare i miei…era tutto magico. “E ora chiudi gli occhi ”mi ha detto a bassa voce. Ho sentito che trafficava con la busta e mi è sfuggito un sorriso.
“Aprili, ora.”
Mi stava porgendo un peluche blu, un orsetto che regge una stella. E indovina che c’è scritto sulla stella? “Non ti dimenticare di me”.
Beh, non ho pianto ma poco c’è mancato…Lui invece aveva gli occhi umidi e si proteso verso di me per baciarmi ancora e ancora un’ultima volta, a lungo, dolcemente…
Sono arrivata su giri sotto casa. Daniel ha insistito per accompagnarmi fino al portone, mi ha detto:”Voglio ricordare i tuoi occhi, e la tua bocca rossa. Sei così bella…”
E’ stato troppo: mi sono gettata tra le sue braccia e gli ho chiesto se dovesse proprio partire…
Mi ha accarezzato i capelli, il viso, e ha solo annuito.
Beh, ho avuto la mia serata romantica ed è molto difficile che la condivida con qualcuno…è troppo bella per rovinarla con le parole, troppo preziosa per consumarla in esclamazioni e sospiri. Sono triste per, come una zolletta di zucchero sciolta nell’acqua. ….oh Daniel…perché deve partire? Perché? Perché? Non è giusto…
Ma sai cosa ha fatto poi, quel pazzo? Non mi ha fatto salire e mi ha portato in quelle macchinette che fanno la foto…come si chiamano….vabbè, abbiamo fatto una decina di foto, finendo tutti gli spicci che ci erano rimasti. Ci siamo divertiti un sacco. Ora ho una mia foto mentre faccio la linguaccia, una, in posa- è venuta carina, si vede che non devo fare i documenti!-, una con lui mentre mi bacia e un paio sue, e altre tre con lui nelle pose più sceme che ci sono venute in mente….che giornata…mamma e mio fratello mi hanno preso un giro per la foto ma che importa, sono così felice…stasera dormirò con il peluche J . Buonanotte diario.
Charly
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Lui non c'è.
Allora accendo il computer,e comincio a girare su internet.
Stasera più che mai mi pare un mondo un pò vuoto. Avrei bisogno di un pò di...carne. Di persone, di idee...di risate.
Fa freddo, c'è silenzio, Potrei addobbare l'albero...ma non ho niente, e non ho nemmeno i soldi per comprare gli addobbi, in questo momento.Meglio così, fuori piove da morire. Magari domattina. Le previsioni del tempo dicono che ci sarà una schiarita.
Quest'anno gli regalerò una sciarpa fatta da me.
E voi,avete già pensato al regalo di Natale?
Fa freddissimo...
Oggi è avvenuto un miracolo: ho fatto un espressino(che a Roma non esiste, ma al nord lo chiamano "marocchino". In pratica è a metà fra cappuccino e caffè macchiato.). Insomma, ne ho fatto uno buono, e poi un cappuccino con il latte che disegnava un cuore in mezzo al cacao...
Bellissimo!!Visto che non me lo fanno mai fare mi sono ingegnata per conto mio quando mi lasciano da sola al bancone del bar...!!!

Prendo il telefono e faccio uno squillo ad una vecchia compagna di classe ma poi, dopo una serie di messaggi capisco di aver sbagliato persona...!!

Quindi ripiego su un'altra amica, stavolta giusta. E mi fa pure uno squillo!!

Fuori dalla finestra é tutto buio.
Penso che mi metterò a studiare, via. La mattina non riesco a svegliarmi presto. E' inutile che metto il telefonino sotto il letto o sull'altro comodino. O non sento la sveglia, o mi faccio prendere dal sonno...
Uff.
Domani però mi sveglio presto. Tardissimo, alle sei e un quarto.
E poi studio un paio d'ore e poi, via al mio lavoro d0assalto..poi pranzo...lavoro...ancora studio...e verso le sei...pacchia totale.
Stasera magari mi guardo l'ultima parte del Pianeta delle Scimmie..."Anno 2670,ultimo atto"..vi consiglio tutti e cinque i dvd della serie...Il primo poi, con Charlton Heston, il grande Charlton, è superlativo!!!
BUona serata a tutti voi miei cari.
Adieu!
Era una strada ai lati della quale c’erano due file di palazzi molti belli e visibilmente vecchi. Suo padre svoltò a destra e trovo un posto dove parcheggiare la macchina.
Scesero. L’uomo, un quarantenne con la pancia pronunciata con dei baffetti duri e le labbra rosse che stridevano con il suo colorito scurissimo, si sollevò appena sui tacchi e suonò al campanello alto. <<Chi è?>>Gracchiò una voce.
<<Sono Jimmy, suora, porto la bambina a scuola.>> rispose l’uomo, alzando un po’ il tono della voce.
Clac.
Il grosso portone marrone si aprì davanti ad una decina di scale in marmo, che conducevano ad una porta aperta, oltre la quale si intravedevano altre due rampe di scale, una che saliva, al di sopra della quale c’era una piccola grata rettangolare che lasciava oltrepassare molta luce e l’altra, che scendeva, e conduceva ad un atrio, forse, il passaggio verso una stanza.
Jimmy, che non aveva smesso di reggere la mano della bambina da quando erano scesi dall’auto, chiuse il portone dietro di sé e si accorse che alla sua sinistra c’era una stanzetta buia.
<<E’ lei la bambina?>>L’attenzione dei due ospiti venne attirata da una voce di donna anziana. Si trattava di una suora curva, con delle ciabatte di pelle marrone che trascinava producendo un fruscio. Aveva un viso rotondo, con grosse sopracciglia nere mentre, dal velo, sbucavano dei sottili fili bianchi. La bambina ebbe l’impulso di mettersi a ridere, tanto era buffa quella donna, con le guance smorte e piatte che creavano una sorta di ruga vicino alle labbra finissime.
<<Sì, è lei. Ho Parlato con suor Andreina, dovevo portare la bambina oggi. C’è la suora?>>
<<e…sì, sì, adesso la chiamo>>. Si girò, con il sedere sporto verso di loro per la sua postura curva, trascinando i piedi.
<<Andreina…?Sì, sì…C’è un signore con la bambina, dice avevate parlato. Si chiama…>>
<<Jimmy!>>
<<Jimmy…si chiama Jimmy. Sta scendendo>> disse loro dopo aver attaccato il telefono.
Suor Andreina era minuta, con un naso a cipolla e gli occhiali rettangolari. Salutò la bambina.
<<Come ti chiami?>>
<<Charlene.>> I due adulti parlarono un poco fra loro mentre la bambina si guardava attorno, distrattamente e toccandosi i folti capelli raccolti una coda. C’erano fiori ovunque. Soprattutto piante. Grandi piante verdi dalle foglie larghe e lucide. La suora prese la bambina per mano e salirono un paio di rampe di scale. Si udiva il rumore dei bambini che urlavano nelle classi.
La condusse in un’aula grande, dove un’altra suora, sorridendole, la presentò. Charlene, confusa, si guardò attorno. Una ragazzina dai capelli castani, a caschetto, urlò:
<<Vi presento la nuova strega!>> Gli altri bambini si misero a ridere. La maestra li sgridò.
<<Papà!Papà!>>Charlene, in lacrime, scappò lontana dai suoi nuovi compagni di scuola e corse giù, verso il portone, gridando ancora: <<Papà!Papà!>> cercando disperatamente quel volto a lei caro…Ma fu come raggiungere un vicolo cieco. Cercò di uscire, ma non ci riuscì. Lui non c’era. Adesso le lacrime erano silenziose. Ogni tanto tirava su con il naso, sentendosi sperduta. Abbandonata.
<<Papà…!>> Suor Andreina la raggiunse, trafelata, cercando di consolarla. <<Papà tornerà presto, adesso andiamo in classe. Non piangere, va bene?Torna presto.>>
Presto, significò una settimana. Sei giorni divisi in una stanza con delle altre bambine di nazionalità e colori diversi. Sei giorni senza la mamma, senza capire perché. Non ricordava neppure se le avessero spiegato come mai era lì. Il sabato suo padre venne a prenderla, sorridente e sereno. Splendente. Ma lei era felice solo a metà. Era adirata per il suo tradimento. Per averla lasciata lì, con quella strega di Virginia, con la quale non era riuscita a diventare ancora amica, a distanza di una settimana. Il giorno dopo, la domenica sera, verso le sei, suo padre la riaccompagnò di nuovo in quel posto freddo, pieno di bambine, pieno di suore di varie forme. E così, cominciarono i suoi sei lunghi anni, nel collegio delle Pie Operaie dell’Immacolata Concezione.
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