venerdì, 13 febbraio 2009
Non sono un'appassionata di gialli ma ad ottobre, come avevo già scritto, ho fatto incetta di libri dell'edizione Newton Gialli. Ebbene, ho trovato dei libri meravigliosi che mi tengono incollata fino a l'una di notte, facendomi dimenticare dei giochi sul computer, dei miei telefilm preferiti e qualche volta, anche del mio old boy che russa!
Li ho raggruppati per autori per rendermi conto dello stile dell'autore e  farmi un'idea del panorama giallo a cavallo fra il 1800 ed il 1900.
In questo periodo sto leggendo i libri di Earl Derr Biggers, uno scrittore nato nell'Ohio nel lontanissimo 1884 e morto nel 1933, laureato ad Harvard e, a mio avviso, grande giallista. Come molti, da Agatha Christie con Hercule Poirot a  Camilleri con Salvo Montalbano, Biggers ha un investigatore particolare che domina le scene: Charlie Chan, un cinese naturalizzato americano in quanto residente alle Hawaii, con dieci figli ed una moglie, cinese ovviamente. Ci sono dei brevissimi sprazzi di riflessione su questa sua condizione: cinese nella formazione ma americano o, se vogliamo, occidentale, nel modo di fare e di ragionare. Sarà interessantissimo vedere il suo confronto con il brontolone e fidato maggiordomo Ah Sing della famiglia Ward in "Charlie Chan e il Custode delle Chiavi", un esilarante e ben congeniato giallo. Il migliore che abbia letto finora. In giro ho trovato solo sei titoli della serie di Charlie Chan:
  • The House Without a Key (Charlie Chan e la casa senza chiave) - (1925)
  • The Chinese Parrot (Charlie Chan e il pappagallo cinese) - (1926),
  • Behind That Curtain (Dietro il sipario) - (1928)
  • The Black Camel (Charlie Chan e il cammello nero) -  (1929)
  • Charlie Chan Carries On (La crociera del delitto) - (1930)
  • Keeper of the Keys (Il custode delle chiavi) - (1932)
Immagine di Charlie Chan e il cammello nero Immagine di Charlie Chan e la casa senza chiavi Immagine di Charlie Chan e il custode delle chiavi Immagine di Charlie Chan e il pappagallo cinese Immagine di Charlie Chan e la tragica promessa Immagine di Dietro quel sipario

Ciò che mi ha affascinato in questi libri è prima di tutto la struttura dei romanzi, mai banale, e spesso con un finale a sorpresa, scritti con un linguaggio perfettamente calato in un'epoca in cui l'eleganza nell'eloquenza e nella scrittura erano fondamentali nella società come nella letteratura (vedi Wilde o Hugo) e l'ambientazione, evocata come se fosse un quadro. E' come calarsi in un mondo lontano ed esotico. E poi, i dialoghi, in alcuni casi, esilaranti, ma efficaci  ed opportuni. Infine, naturalmente, il vero protagonista: Charlie Chan, quest'uomo
"molto grasso che camminava con il passo leggero e delicato di una donna. Le sue guance erano paffute come quelle di un bambino, la pelle era color avorio, i capelli neri erano tagliati corti e gli occhi color ambra erano a mandorla"
(Charlie Chan e la casa senza chiavi).
Un detective che sembra tutt'altro che acuto e intelligente, di poche ma giuste parole, che lascia cadere perle di saggezza cinese, ed è anche ironico per certi versi. Insomma, io ve li consiglio. Recentemente sono Biagio Bagini e Guido Michelone hanno scritto "A Charlie Chan piace il Jazz?" nella quale viene riesumato Chan e calato in due espisodi, ovviamente gialli mentre Howard M. Belin ha raccolto tutte le preziose pillole di saggezza di Chan nel suo "Charlie Chan's Words of Wisdom". Non li ho ancora comprati, ma mi riprometto di farlo presto!
 Immagine di Charlie Chan's Words of Wisdom Immagine di A Charlie Chan piace il jazz?
Tra l'altro, se sapete l'inglese, su Youtube ci sono alcuni video di film (con diversi interpreti del detective)ispirati al suo personaggio, le cui storie prima venivano rappresentate anche a teatro. Eccovi un assaggio e un video con le locandine . Se li trovate non perdetevi un solo libro di questo autore, io tra mercatino e siti online sono riuscita a trovarli tutti e sei. A presto!

jayperry alle 10:19 in: libri
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sabato, 24 gennaio 2009
http://librinprestito.splinder.com/

1.      Restituire il libro. Spesso questo significa avere la possibilità di recarsi presso un ufficio postale nei suoi orari di apertura al pubblico. Lo so che è una delle disgrazie più tremende da augurare al peggiore dei propri nemici, ma non ci sono grosse alternative. Quindi se i tuoi impegni ti impediscono questa operazione, lascia perdere, questa iniziativa non fa per te.
2.     
L’invio del libro è a mie spese. A carico tuo ci sono solo le spese di spedizione per la restituzione.
3.     
Il libro andrebbe restituito entro un mese circa. Nel caso ti accorgessi che ti serve un po’ più  di tempo, non ci sono problemi ma ti chiedo la cortesia di INFORMARMI, in modo che io possa gestire meglio le richieste che mi arrivano per lo stesso libro.
4.     
Il libro dovrà poter raccontare di te. Quindi via libera alla fantasia: chi sottolinea, chi scrive, chi disegna, chi colora, chi allega lettere, cartoline, foto, biglietti del tram, ricette, … vale tutto. Non importa se quello che scrivi/aggiungi è direttamente collegato al libro… l’importante è che riguardi te, quello che sei, che vivi, che pensi. Non c’è nulla di giusto o sbagliato, di bello o di brutto. Ti chiedo solo di mantenere un linguaggio decoroso perché tutto quello che viene aggiunto al libro rimane per i lettori successivi.


Franca B., così si chiama, presta i suoi libri a chiunque li voglia leggerle a condizioni nemmeno assurde, sapete. Questa donna è splendida. Non la conosco. Ho scoperto il suo blog per caso. Eppure la rispetto. Perché ci vuole un gran coraggio a prestare i propri libri, che oggi come oggi costano un sacco e non tutti, pur amandoli possono permetterseli. Ma non è questo il punto. I libri sono preziosi, e chi li ha li ama profondamente:darli ad un estraneo, che potrebbe rovinarlo, sporcarlo, o peggio ancora, tenerselo, richiede una forza che ad esempio io non ho.
In apertura del post vi ho messo il suo indirizzo. C'è un modulo in formato word che potrete scaricare e compilare. C
hissà che non troviate qualcosa che vi piace.
jayperry alle 19:55 in: amore, libri
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martedì, 25 novembre 2008
Uzodinma Iweala"L'Africa non vuole essere salvata. Vuole, invece, avere la possibilità di partecipare in modo serio ed equo agli investimenti di altri membri dlla comunità globale, per tirare fuori il proprio enorme potenziale di crescita."

Uzodinma Iweala, attivista e scienziato, iscritto alla facoltà di Medicina della Columbia Universty e autore di "Bestie senza una patria" ha centrato il punto centrale dellac risi africana odierna, la chiave di volta per la svolta. 26 anni, un passaporto americano e uno nigeriano, figlio di Ikeamba Iweala, chirurgo che lavora a Washington DC e di Ng
ozi Okonj o-Iweala,(...) che ha studiato ad Harvard e al Mit ed è stata ministro dell'Economia della Nigeria, (...), Uzo ha una sorellla e due fratelli ad Harvard. (...) Ha lavorato come volontario in un campo profughi dell'Africa Occidentale, ha collaborato a progetti del calibro di Jeffrey Sachs, suona jazz al sassofono e al pianoforte...Del suo libro Salman Rushdie ha detto: <<E' una di quelle rare occasImmagine di Bestie senza una patriaioni in cui vedi un primo romanzo e pensi: questo ragazzo diventerà molto, molto bravo>>.

Leggerò presto il romanzo, ma comunque, le cose dette nell'intervista a VENTIQUATTRO,mi sono sembrate intelligenti. Vi farò sapere!
jayperry alle 12:26 in: libri, personaggi, africa
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sabato, 22 novembre 2008

chiara-curioneOggi presento un in una scuola media. Parlare davanti alla gente mi imbarazza molto, ma che ssa da fa'?Mi tocca! Quello che segue più o meno è il mio... discorso di presentazione. (A fianco, l'autrice Chiara Curione, con il libro "Un eroe dalla parte sbagliata". 128pp., 11 euro, Besa).

128 pagine, praticamente una bazzecola. Si leggono in un giorno, soprattutto se il racconto è interessante e scritto in modo semplice. Questo è un libro che racconta una parte di sud e come spesso la storia nasconda molte cose che ignoriamo, o molto più semplicemnte di come la Storia con la esse maiuscola non sia altro che l’insieme di tantissime piccole storie, che ognuno racconta e vede o sente a modo suo. E’ la storia dell’Unità d’Italia che, strano a dirsi, molte volte, è questo il caso, ha generato tante difficoltà, lacerazioni, divisioni. Ora, non sarò io a spiegarvi la famosa questione meridionale, e ciò che ne è derivato, dal brigantaggio ai luoghi comuni sul meridionale terrone, zotico e scansafatiche. Voi siete meridionali e immagino fieri di esserlo, avete una storia, un paesaggio e una cultura preziosi. E se siete qui a scuola, è perché i vostri genitori stanno lavorando, e vi hanno insegnato il valore dell’istruzione. E questa è già una grande dimostrazione di quante sciocchezze girino sul contro dei meridionali. Ad ogni modo, “Un eroe dalla parte sbagliata” è l’azzeccatissimo titolo della storia che nonna Teresa racconta a suo nipote Francesco, che vive un burrascoso presente, orfano di madre da poco, e una nonna materna milanese un po’ razzista, ricca e rigida che se lo vuol tenere su a Milano. La storia prende il bambino e anche chi la legge, e narra del Sergente Pasquale Romano, prima valoroso soldato nell’età borbonica al servizio di Federico II, poi soldato in congedo rifiutato da tutti e infine, brigante contro i Savoia in nome di un’ideale al quale sacrifica l’amore e purtroppo, anche la vita. Famoso per aver capeggiato la rivolta del 28 luglio 1861, la nota battaglia del Borgo San Vito, muore in un’imboscata nel gennaio 1863, secondo quanto dicono gli storiografici. Ma vi lascio all’autrice Chiara Curione e a Pierino Piepoli, che sicuramente sapranno condividere con voi aneddoti e segreti della vostra storia. Unica curiosità per chi non avesse letto il libro: il Sergente Romano era di Gioia del Colle, e pare che sia passato anche da queste parti…Ma non posso dire altro sennò il libro non ve lo leggete più. Buona lettura.   

 

 

 

jayperry alle 06:30 in: libri
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lunedì, 06 ottobre 2008
Immagine di Il caso Gracie Allen
Ho fatto incetta di libri Newton gialli al mercatino dell'usato. 30 libri a 40 centesimi l'uno. Un affarone....Adoro i mercatini ^__________^
jayperry alle 13:44 in: libri
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lunedì, 08 settembre 2008
Immagine di Giobbe

Ho letto questo libro ed ho pianto. "Giobbe" é il primo libro di Joseph Roth che leggo, il primo che mi abbia suscitato una tale emozione ed un tale coinvolgimento, quasi fossi parte della famiglia del protagonista, Mendel Singer. Mendel è un ebreo ortodosso timorato di Dio e perseguitato dal dolore e la sfortuna che vive attraverso le vicissitudini dei suoi quattro figli: tre maschi di cui un bambino epilettico, ed una femmina. Agli albori della Grande Guerra, Dio lo metterà duramente alla prova, e proprio quando la sua vita avrà perso il senso, e quando la rabbia lo avrà consumato al punto di dargli la forza di provare un disperato ultimo tentativo di riscatto, ecco il miracolo. E Dio avrà pietà di Mendel singer. Ma soprattutto, lo ripagherà di tanto umile rispetto, di tanta devozione. Uno scorcio di una vita fra Zuchnov, prima russa e poi, dopo la guerra, polacca, e l'America, simbolo di prosperità per tutti e culmine delle disgrazie per il nostro Mendel. Ma la fede rende forti nella vita, anche quando si ha smesso di credere. "Giobbe" riprende la storia biblica, ma è molto di più di questo. Svela un ebraismo forte, consapevole, parla di una fede che ci pare quasi sconosciuta, lontana, abituati come siamo a trovare conforto nella scienza, la medicina, la tecnologia, i vizi. Ma è soprattutto un album fotografico: Roth racconta una vita con semplicità. Sa soffermarsi sui particolari e renderli vividi all'immaginazione con poche parole, quelle giuste, quelle necessarie, senza abbondare e girarci intorno. E sa leggere nei pensieri e nell'animo di queste persone. Ho letto che ha scritto, fra gli altri, "La marcia di Radetzky": sicuramente non mancherò di leggerlo, per riassaporare ancora la penna di un così capace, essenziale, eppure veritiero fino alla commozione.

jayperry alle 14:36 in: libri, letteratura
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venerdì, 18 luglio 2008

Immagine di L'acquaCosa vuol dire che l’acqua è un bene comune: comune rispetto a quale comunità, il villaggio la religione la nazione o il mondo intero? Chi ha diritto a cosa e chi lo stabilisce? La risposta non è né ovvia né scontata; si è semmai fissata nella tradizione così in profondità che non appena subentrano elementi nuovi che la mettono in discussione, scattano istantaneamente tabù e reazioni di principio.”

                                     Antonio Massarutto, “L’acqua”, p. 28

 

Sto scrivendo la mia tesi. A dire il vero, l'ho appena cominicata. E' una roba impegnativa, su beni comuni e in particolar modo l'acqua da un punto di vista politico, sociale, economico in Europa e in Africa. 

E' un tema interessante ma complesso, mi sto facendo aiutare dal mio libraio pigro che mi trova i libri e da un grande dottore, epidemiologo ed esperto in alimentazione, a cui accenderò un cero. Mi ha ispirata, mi presta i libri, mi aiuta in ogni modo possibile...Un giorno di questi, quando mio fratello si riprende dalla febbre (vi rendete conto: 39 di febbre!!!) andrò a trovarlo, e gli dirò a che punto sono. Non pensavo esistesse gente di questo tipo: colta ma modesta ,generosa e sensata, appassionata ad una causa, nonstante anni ed anni di lavoro, delusioni di ogni tipo, la trippa un po' più grossa. Immagine di Acqua S.p.A.

Ieri il librario, mi ha dato un libro di Giuseppe Altamore, Acqua S.p.A. edito da Mondadori. Come finisco il libro di Massarutto, che comuqnue consiglio perché è chiaro e lineare, me lo leggo. Ora ho un paio di settimane di vacanze e voglio sfruttare al meglio ogni giorno! In effetti, tutto l'entusiasmo che ho perso per l'università sta riaffiorando timidamente con questo progetto. Ci tengo a fare una bella cosa, poco comune, che abbia senso. Ed è l'ultimo tributo a chi crede e ha creduto tanto in me in questi lunghi anni di scolarizzazione. L'ultima fatica.

Byez

jayperry alle 06:56 in: citazioni, libri, università
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lunedì, 26 maggio 2008
 

Immagine di L'amante di Lady Chatterley” -Le altre? Non ce ne sono. Soltanto, credo per esperienza che la maggior parte delle donne siano così: vogliono un uomo ma non vogliono l'amore sessuale; vi si rassegnano come a un male inevitabile. Quelle che sono più fuori moda se ne stanno distese, inerti, e lasciano fare. Non ci trovano a ridire, e poi ti vogliono bene.

Ma la cosa in sè non è nulla per loro, soltanto un po' ripugnante. E la maggior parte degli uomini ne sono soddisfatti. Io ne ho orrore. Ma le donne scaltre, fatte a quel modo, fingono di essere diverse. Simulano di essere piene di passione, di provare grandi brividi. Ma è una commedia. Poi ci sono quelle che amano tutto, tutte le sensazioni, tutti i godimenti, eccetto quello naturale. Fanno sempre godere quando non si è dove si dovrebbe essere per godere. Poi ci sono le dure, che occorre il diavolo per farle godere, e godono da sole, come mia moglie. Vogliono essere la parte attiva. E quelle che sono morte di dentro, del tutto morte; e lo sanno. E quelle che ti fanno uscir l'uomo prima che abbia realmente goduto, e continuano a contorcere le reni finché godono contro le sue cosce. Ma quelle sono soprattutto le lesbiche. E' straordinario quante donne siano lesbiche, consapevolmente o no. Mi sembra che siano quasi tutte lesbiche.”

(da: L'AMANTE DI LADY CHATTERLEY di David Herbert Lawrence, 1928)

 

Censurato nella Gran Bretagna vittoriana, è stato forse tra i primi romanzi erotico della letteratura contemporanea. Mi chiedo se le donne siano ancora così. Se Lawrence fosse un ottimo fotografo dei suoi tempi.

Questo libro mi è parso un po’ un pamphlet sul sesso con il pretesto del romanzo, una sequela di filosofie e ragionamenti sul sesso e sull’eterno scontro fra borghesi, nobili e miserabili alla ricerca di un’ascesa sociale.

Leggere ora questo libro può far sorridere, di spinto c’è ben poco, soprattutto nelle descrizioni degli amplessi di Constance “Connie” Reid Chatterley. Ma alcuni passaggi danno da pensare.

Al di là di questo, Lawrence non ha la penna di Flaubert, anche se ha tirato fuori un interessante personaggio, un uomo tenero ma spigoloso come Mellors, appunto, l’amante della nostra Connie. Fino al tredicesimo capitolo c’è qualcosa di irritantemente attuale nelle elucubrazioni mentali di quella donna che tuttavia non arrivano minimamente a quella rompiscatole di Emma Bovary, piena di amanti e troppo incline all’innamoramento da romanzo. Poi finalmente, Connie scopre che può godere con l’uomo che ama e finalmente si da una smossa. Anche qua: si può godere anche se non si ama un uomo? Ci si può lasciare andare con intensità tale da non stare lì stese come tavole? Si può desiderare un uomo solo intellettualmente, senza voler instaurare un rapporto fisico, o arrivare a voler far sesso solo perché si vuole un uomo accanto?Mi sa che Lawrence ci abbia azzeccato, e che in fondo, le donne(con il punto G imboscato) e gli uomini(dall’orgasmo facile) siano sempre uguali.

Si dice sempre che un uomo sia capace di rompere senza indugi quando si scoccia. Una donna no. Si trascina nelle false apparenze, tra amanti e amori fasulli, e si consuma in sospiri e fantasticherie.

E’ così? O esistono donne capaci di calcolo, di capire quando è ora di sganciarsi? Di prendere il sesso per ciò che è: un’alchimia di sensazioni e pulsazioni?

Quando leggo questo tipo di romanzi, non posso che essere solidale con gli amanti spezzacuore. Perché ci sono donne che non si rassegnano all’evidenza, ho amiche disinvolte, sessualmente parlando, che poi però si perdono davanti a uomini che dicono loro chiaramente: non ti voglio, non ti darò ciò che vuoi emotivamente.

Alla fine più antipatico di tutti è solo sir Clifford, che è la versione sacrificale maschile di Emma Bovary. Per fortuna questo libro, che comunque è piacevole anche se poteva venire più breve, finisce prima.

jayperry alle 14:34 in: libri, letteratura, sesso
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sabato, 17 maggio 2008

 

Visto che rimaneva ancora un pò tempo prima che partisse il treno per casa, ne abbiamo approfitato - con Mery- e siamo andati a passeggiare. Siamo capitati alla Fiera del Libro di Bari, uno stand proprio di fronte all’Ateneo – quindi quale posto migliore? – con un sacco di libri, molti vecchi, altri di quelle collane che si vendono in edicola. Devo dire che non sono fornitissimi ed è un peccato, ma comunque si possono acquistare titoli interessanti, per altro sono tutti a metà prezzo, partendo da due euro. Ho  messo mano al portafogli e ho fatto una scorpacciata : Foto di gruppo con signora (H. Boll), Piccolo mondo antico (A. Fogazzaro), L'amante di Lady Chatterley (D. H. Lawrence) con delle copertine bellissime; Spettri ­Rosmersholm(Ibsen, di cui consiglio "Casa di Bambola"), Boccaccio con i racconti tratti dal Decameron e L'arrivista  (un giallo di H. Roughan). Ho speso 14 euro: i tre libri della collana “Biblioteca romantica” costavano 7,90 ciascuno ma vale il prendi 3 e paghi 1. Guardando la libreria mi sono resa conto di avere ottantaquattro libri in attesa che li legga…e non faccio che comprarne! Adesso per la tesi di laurea sto leggendo alcuni titoli sull’acqua tipo L'acqua di Antonio Massarrutto , Le guerre dell'acqua di Vandana Shiva, e il libro di Marion Nestle, Food Politics, che essendo in inglese e piuttosto tecnico, mi dà un po’ di filo da torcere ma è interessantissimo e ben fatto. Ho da poco finito il libro di William Reynald sulla Coca-Cola, un’inchiesta ben condotta che fa luce su molte cose e sfata un bel po’ di miti sulla bevanda con le bollicine – un tempo per cocainomani – ed ha un ritmo scorrevole. Sicuramente mi ha aiutato a comprendere un bel po’ di cose su come una multinazionale può radicarsi sul territorio. Adesso vado, ho un paio di piatti da lavare e devo riprendere l’odioso libro di Aldcroft di storia economica.
jayperry alle 15:13 in: libri, letteratura, amici, anobii
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lunedì, 21 aprile 2008

Oggi ho comprato:

Immagine di L'Italiano

Da tre anni scrivo su vari giornali e devo dire che me la cavo discretamente, a scuola le composizioni erano il mio forte. Tuttavia non si finisce mai di imparare. Essendo una fanatica della buona scrittura, per contenuti e forma, ritengo non si debba mai, mai sacrificare il buon italiano per esprimersi. Perché chi sa scrivere bene, è in grado di farsi comprendere a tutti i livelli, poiché sa quando scegliere determinati termini al posto di altri.
Costa un pò troppo secondo me (17,50. Va bene il precariato giornalistico però Severgnini scrive da 30 anni!) ma ne vale la pena (anche perché frutto di uno scambio, col cavolo che spendo 34mila lire del vecchio conio. Certo, si capisce subito che il libro è simpatico e utile ma, insomma, tanto vale comprarmi un manuale di italiano vero e proprio. Anzi, un consiglio: unite l'utile al dilettevole: io faccio delle vignette e in cambio, anziché essere pagata, ottengo i libri visto che il mio direttore fa pure il librario. E ragazzi, che libreria!Una bomboniera, piena e di spessore).
Vi lascio, vado a leggere.
Anzi, prima vado a mangiare la mia croccantissima lasagna alle verdure

jayperry alle 18:53 in: libri, letteratura, anobii
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