Ho letto questo libro ed ho pianto. "Giobbe" é il primo libro di Joseph Roth che leggo, il primo che mi abbia suscitato una tale emozione ed un tale coinvolgimento, quasi fossi parte della famiglia del protagonista, Mendel Singer. Mendel è un ebreo ortodosso timorato di Dio e perseguitato dal dolore e la sfortuna che vive attraverso le vicissitudini dei suoi quattro figli: tre maschi di cui un bambino epilettico, ed una femmina. Agli albori della Grande Guerra, Dio lo metterà duramente alla prova, e proprio quando la sua vita avrà perso il senso, e quando la rabbia lo avrà consumato al punto di dargli la forza di provare un disperato ultimo tentativo di riscatto, ecco il miracolo. E Dio avrà pietà di Mendel singer. Ma soprattutto, lo ripagherà di tanto umile rispetto, di tanta devozione. Uno scorcio di una vita fra Zuchnov, prima russa e poi, dopo la guerra, polacca, e l'America, simbolo di prosperità per tutti e culmine delle disgrazie per il nostro Mendel. Ma la fede rende forti nella vita, anche quando si ha smesso di credere. "Giobbe" riprende la storia biblica, ma è molto di più di questo. Svela un ebraismo forte, consapevole, parla di una fede che ci pare quasi sconosciuta, lontana, abituati come siamo a trovare conforto nella scienza, la medicina, la tecnologia, i vizi. Ma è soprattutto un album fotografico: Roth racconta una vita con semplicità. Sa soffermarsi sui particolari e renderli vividi all'immaginazione con poche parole, quelle giuste, quelle necessarie, senza abbondare e girarci intorno. E sa leggere nei pensieri e nell'animo di queste persone. Ho letto che ha scritto, fra gli altri, "La marcia di Radetzky": sicuramente non mancherò di leggerlo, per riassaporare ancora la penna di un così capace, essenziale, eppure veritiero fino alla commozione.
Charles Baudelaire (Parigi, 9 aprile 1821 – Parigi, 31 agosto 1867)
E il poeta, che è avvezzo alle tempeste e ride dell'arciere, assomiglia
in tutto al principe delle nubi: esiliato in terra, fra gli
scherni, non puo' per le sue ali di gigante avanzare di un passo.
(L'albatros)
« Tutti gli imbecilli borghesi che pronunciano, continuamente le parole "immoralità, immoralità, moralità dell'arte", mi fanno venire in mente Louise Villedieu, prostituta da cinque franchi, che accompagnandomi una volta al Louvre (...) domandava, dinanzi a quelle statue e a quei quadri immortali, come si potevano esporre pubblicamente simili indecenze. »
(Mon coeur mis à nu)
La più grande astuzia del diavolo è quella di far credere al mondo di non esistere.
” -Le altre? Non ce ne sono. Soltanto, credo per esperienza che la maggior parte delle donne siano così: vogliono un uomo ma non vogliono l'amore sessuale; vi si rassegnano come a un male inevitabile. Quelle che sono più fuori moda se ne stanno distese, inerti, e lasciano fare. Non ci trovano a ridire, e poi ti vogliono bene.
Ma la cosa in sè non è nulla per loro, soltanto un po' ripugnante. E la maggior parte degli uomini ne sono soddisfatti. Io ne ho orrore. Ma le donne scaltre, fatte a quel modo, fingono di essere diverse. Simulano di essere piene di passione, di provare grandi brividi. Ma è una commedia. Poi ci sono quelle che amano tutto, tutte le sensazioni, tutti i godimenti, eccetto quello naturale. Fanno sempre godere quando non si è dove si dovrebbe essere per godere. Poi ci sono le dure, che occorre il diavolo per farle godere, e godono da sole, come mia moglie. Vogliono essere la parte attiva. E quelle che sono morte di dentro, del tutto morte; e lo sanno. E quelle che ti fanno uscir l'uomo prima che abbia realmente goduto, e continuano a contorcere le reni finché godono contro le sue cosce. Ma quelle sono soprattutto le lesbiche. E' straordinario quante donne siano lesbiche, consapevolmente o no. Mi sembra che siano quasi tutte lesbiche.”
(da: L'AMANTE DI LADY CHATTERLEY di David Herbert Lawrence, 1928)
Censurato nella Gran Bretagna vittoriana, è stato forse tra i primi romanzi erotico della letteratura contemporanea. Mi chiedo se le donne siano ancora così. Se Lawrence fosse un ottimo fotografo dei suoi tempi.
Questo libro mi è parso un po’ un pamphlet sul sesso con il pretesto del romanzo, una sequela di filosofie e ragionamenti sul sesso e sull’eterno scontro fra borghesi, nobili e miserabili alla ricerca di un’ascesa sociale.
Leggere ora questo libro può far sorridere, di spinto c’è ben poco, soprattutto nelle descrizioni degli amplessi di Constance “Connie” Reid Chatterley. Ma alcuni passaggi danno da pensare.
Al di là di questo, Lawrence non ha la penna di Flaubert, anche se ha tirato fuori un interessante personaggio, un uomo tenero ma spigoloso come Mellors, appunto, l’amante della nostra Connie. Fino al tredicesimo capitolo c’è qualcosa di irritantemente attuale nelle elucubrazioni mentali di quella donna che tuttavia non arrivano minimamente a quella rompiscatole di Emma Bovary, piena di amanti e troppo incline all’innamoramento da romanzo. Poi finalmente, Connie scopre che può godere con l’uomo che ama e finalmente si da una smossa. Anche qua: si può godere anche se non si ama un uomo? Ci si può lasciare andare con intensità tale da non stare lì stese come tavole? Si può desiderare un uomo solo intellettualmente, senza voler instaurare un rapporto fisico, o arrivare a voler far sesso solo perché si vuole un uomo accanto?Mi sa che Lawrence ci abbia azzeccato, e che in fondo, le donne(con il punto G imboscato) e gli uomini(dall’orgasmo facile) siano sempre uguali.
Si dice sempre che un uomo sia capace di rompere senza indugi quando si scoccia. Una donna no. Si trascina nelle false apparenze, tra amanti e amori fasulli, e si consuma in sospiri e fantasticherie.
E’ così? O esistono donne capaci di calcolo, di capire quando è ora di sganciarsi? Di prendere il sesso per ciò che è: un’alchimia di sensazioni e pulsazioni?
Quando leggo questo tipo di romanzi, non posso che essere solidale con gli amanti spezzacuore. Perché ci sono donne che non si rassegnano all’evidenza, ho amiche disinvolte, sessualmente parlando, che poi però si perdono davanti a uomini che dicono loro chiaramente: non ti voglio, non ti darò ciò che vuoi emotivamente.
Alla fine più antipatico di tutti è solo sir Clifford, che è la versione sacrificale maschile di Emma Bovary. Per fortuna questo libro, che comunque è piacevole anche se poteva venire più breve, finisce prima.
Visto che rimaneva ancora un pò tempo prima che partisse il treno per casa, ne abbiamo approfitato - con Mery- e siamo andati a passeggiare. Siamo capitati alla Fiera del Libro di Bari, uno stand proprio di fronte all’Ateneo – quindi quale posto migliore? – con un sacco di libri, molti vecchi, altri di quelle collane che si vendono in edicola. Devo dire che non sono fornitissimi ed è un peccato, ma comunque si possono acquistare titoli interessanti, per altro sono tutti a metà prezzo, partendo da due euro. Ho messo mano al portafogli e ho fatto una scorpacciata : Foto di gruppo con signora (H. Boll), Piccolo mondo antico (A. Fogazzaro), L'amante di Lady Chatterley (D. H. Lawrence) con delle copertine bellissime; Spettri Rosmersholm(Ibsen, di cui consiglio "Casa di Bambola"), Boccaccio con i racconti tratti dal Decameron e L'arrivista (un giallo di H. Roughan). Ho speso 14 euro: i tre libri della collana “Biblioteca romantica” costavano 7,90 ciascuno ma vale il prendi 3 e paghi 1. Guardando la libreria mi sono resa conto di avere ottantaquattro libri in attesa che li legga…e non faccio che comprarne! Adesso per la tesi di laurea sto leggendo alcuni titoli sull’acqua tipo L'acqua di Antonio Massarrutto , Le guerre dell'acqua di Vandana Shiva, e il libro di Marion Nestle, Food Politics, che essendo in inglese e piuttosto tecnico, mi dà un po’ di filo da torcere ma è interessantissimo e ben fatto. Ho da poco finito il libro di William Reynald sulla Coca-Cola, un’inchiesta ben condotta che fa luce su molte cose e sfata un bel po’ di miti sulla bevanda con le bollicine – un tempo per cocainomani – ed ha un ritmo scorrevole. Sicuramente mi ha aiutato a comprendere un bel po’ di cose su come una multinazionale può radicarsi sul territorio. Adesso vado, ho un paio di piatti da lavare e devo riprendere l’odioso libro di Aldcroft di storia economica.
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Oggi ho comprato:
Da tre anni scrivo su vari giornali e devo dire che me la cavo discretamente, a scuola le composizioni erano il mio forte. Tuttavia non si finisce mai di imparare. Essendo una fanatica della buona scrittura, per contenuti e forma, ritengo non si debba mai, mai sacrificare il buon italiano per esprimersi. Perché chi sa scrivere bene, è in grado di farsi comprendere a tutti i livelli, poiché sa quando scegliere determinati termini al posto di altri.
Costa un pò troppo secondo me (17,50. Va bene il precariato giornalistico però Severgnini scrive da 30 anni!) ma ne vale la pena (anche perché frutto di uno scambio, col cavolo che spendo 34mila lire del vecchio conio. Certo, si capisce subito che il libro è simpatico e utile ma, insomma, tanto vale comprarmi un manuale di italiano vero e proprio. Anzi, un consiglio: unite l'utile al dilettevole: io faccio delle vignette e in cambio, anziché essere pagata, ottengo i libri visto che il mio direttore fa pure il librario. E ragazzi, che libreria!Una bomboniera, piena e di spessore).
Vi lascio, vado a leggere.
Anzi, prima vado a mangiare la mia croccantissima lasagna alle verdure 

E' nato un nuovo blog. Si chiama CIVICO 42 e ne sono la cofondatrice. E' un condominio di sole piscelle che nemmeno si conoscono...Civico 42...come un indirizzo, con il numero che, secondo "la guida Galattica per Autostopposti, 42 è la risposta alla domanda che dà un senso all'umanità"(Stefi)
Nasce dall'idea di alcune ragazze del gruppo "Scritture di donne", che hanno raccolto la provocazione di un tizio - che non merita di essere nominato - secondo cui le donne sono incapaci di scrivere, o almeno di scrivere cose interessanti che non riguardino strettamente i loro ormoni e le loro unghie. E' un blog senza pretese, si tratta solo di mettere insieme quante più menti possibili, di tirare fuori le nostre esperienze e le nostre inventive, un esperimento più che letterario e perché no? anche femminile. Dopotutto perché temere o negare ciò che siamo?Essere femmina non significa essere stupida o scontata. Lo è pensarlo.
Quindi, fate un salto se vi va, e lasciate un segno del vostro passaggio. Ognuna di noi ha un campanellino...suonate e leggete!Adieu!

il campanello realizzato da Baxart per me :D
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Per tirarmi su ho comprato “Il meglio dei racconti” di Dino Buzzati, il mio scrittore preferito da quando ero piccola. Un autore deliziosamente semplice ma capace di analisi psicologiche e sfumature della vita che affiorano anche nelle storie più strane. 46 racconti, uno diverso dall’altro, tutti assolutamente deliziosi. E poi ha quel caratteristico linguaggio quelle espressioni che usavano i giornalisti di qualche tempo fa, con quell’italiano delle persone istruite, quello senza inutili neologismi, che quando lo si sente in tv oggi fa venire la nostalgia, persino se si parla di calcio, nostalgia di un tempo che magari no
n si è nemmeno vissuto. Avevo proprio bisogno di questo libro, mi ha tirato su. Ho già letto I sette messaggeri e L’assalto al grande convoglio, le storie di un principe alla ricerca del confine del suo regno che forse non troverà mai e del vecchio brigante Gaspare Planetta. Adesso vado a schiacciare un bel pisolino e poi mi rimetto a leggere. Voglio finirlo tutto. Anzi, mi faccio pure una coppa di popcorn. Io l'ho preso alla mondadori, costava 8,40 ma l'ho pagato 5,88 magari l'offerta non riguarda solo la mondadori di bari. Se non lo avete ancora letto vi consiglio di leggervi Un amore è stupendamente ironico e spaventosamente reale, una storia d’amore a senso unico fra un uomo in là con gli anni e una giovane prostituta. Storia di un amore che può diventare osessione.
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Questa è stata una domenica perfetta.
Mi sono svegliata piuttosto tardi, verso le sette e mezzo, e una volta sbrigate le piccole faccende, mi sono messa a leggere le ultime pagine di Bel-Ami di Guy de Maupassant, un francese dal’insolita ironia molto british e molto efficace nelle realistiche descrizioni, tipiche della letteratura francese ottocentesca, e che rallentano un po’ la lettura.
Si tratta di Georges Duroy, un arrampicatore sociale nella Prigi bene che, grazie al suo bell’aspetto e ad uno spiccato fiuto per le donne allocche, riesce ad arrivare ad avere il masssimo: il matrimonio con una bella ragazza giovane con un buonissimo patrimonio. Se non fossse descritto così bene, sarebbe anche odioso, per la sua abilità di sfruttare la gente e l’avidità e l’invidia che lo rendono insaziabile. Comunque lo consiglio, è un bel libro, anche perché c’è una donna che adoro, Madeleine Forestier, una gran donna, seria, onesta, chiara…peccato che gli dia modo di fasi fregare.
Da domani parte la mia avventura nel gruppo di lettura “Scrittura di donne”, sul sito www.anobii.com, con il libro di Virginia Woolf Orlando. Sono molto eccitata all’idea di un gruppo di lettura: leggere, scambiare le opinioni, segnalare le frasi che più ci piacciono…Amo anche questo della letteratura, altrimenti, per quanto sia piacevole, rimane tutto fine a se stesso. Invece la cultura dev’esse condivisione.
Bacioni. Vado a letto, sono le 23.01.
Adieu!
jay
Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
e 'l modo ancor m'offende.
amor c'ha nullo amato amar perdona
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense.
Elogio alla scrittura: come può un solo uomo scrivere tanto e tanto bene??A voi l'ardua sentenza.
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“QUANDO CI SI DEDICA ALLA NARRATIVA
Gian Antonio Stella.
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