Finalmente un po’ di requie. Mio fratello sta leggendo Eragon (anche se con poca convinzione; riesce a leggere solo Harry Potter…meglio di niente!) all’aria aperta, sul balcone, e il suo amichetto sta guardando una versione in bianco e nero di Dracula, con Bela Lugosi.
Pace….c’è una tranquillità…!E così si distraggono da Youtube e da quella roba infernale di nome “Playstation2”. Mio Dio, li fa sbraitare come matti dalla mattina alla sera, non si stancano mai di giocarci.
Oh, non si dica in giro che non sono aperta. Semplicemente, gradirei avere un fratello che per 15 giorni faccia qualcosa di davvero intelligente e rilassante, che gli faccia girare bene i neuroni in modo diverso e sensato.
Adoro i videogiochi, ci giocherei dalla mattina alla sera. Però…! Sicuramente, dopo sei giorni che sta con me, qua a Bari, fra febbre e cavoli vari, capisco bene gli istinti omicidi di certe madri. Anche se devo dire che è piuttosto tranquillo, mi ha fatto dubitare abbastanza del mio istinto materno. Mi piacciono i bambini e riesco anche a controllarli abbastanza.
Spio i ragazzi. Uno è totalmente sprofondato nella poltrona, per fortuna il fascino dei film anni ’30 fanno ancora effetto anche su questi cervelli imbottiti di Naruto e Yu-gi-oh. L’altro (che non ha preso per niente la passione mia e di mia madre per la lettura) si è arreso e ora mi sa che andremo a fare un puzzle. Ma il sonnelino pomeridiano che fine ha fatto??
Questo lo scrivevo alle 12.19.
Ora sono le 12.6.
DJ, mio fratello, è sdraiato su una mezza cassapanca con tanto di cuscino.
Ivan ha mollato Dracula - era quasi in crisi, tutto sciolto sul divano di pelle gialla - e ora stanno guardando...
...Una notte al Museo... Con Ben Stiller.
se avete letto qualcosa a propostito della cultura, intelligente ecc...beh, non ci fate caso.
(anche se lo ammetto, per un po' di quiete mi va bene pure Stiller!)
Era una strada ai lati della quale c’erano due file di palazzi molti belli e visibilmente vecchi. Suo padre svoltò a destra e trovo un posto dove parcheggiare la macchina.
Scesero. L’uomo, un quarantenne con la pancia pronunciata con dei baffetti duri e le labbra rosse che stridevano con il suo colorito scurissimo, si sollevò appena sui tacchi e suonò al campanello alto. <<Chi è?>>Gracchiò una voce.
<<Sono Jimmy, suora, porto la bambina a scuola.>> rispose l’uomo, alzando un po’ il tono della voce.
Clac.
Il grosso portone marrone si aprì davanti ad una decina di scale in marmo, che conducevano ad una porta aperta, oltre la quale si intravedevano altre due rampe di scale, una che saliva, al di sopra della quale c’era una piccola grata rettangolare che lasciava oltrepassare molta luce e l’altra, che scendeva, e conduceva ad un atrio, forse, il passaggio verso una stanza.
Jimmy, che non aveva smesso di reggere la mano della bambina da quando erano scesi dall’auto, chiuse il portone dietro di sé e si accorse che alla sua sinistra c’era una stanzetta buia.
<<E’ lei la bambina?>>L’attenzione dei due ospiti venne attirata da una voce di donna anziana. Si trattava di una suora curva, con delle ciabatte di pelle marrone che trascinava producendo un fruscio. Aveva un viso rotondo, con grosse sopracciglia nere mentre, dal velo, sbucavano dei sottili fili bianchi. La bambina ebbe l’impulso di mettersi a ridere, tanto era buffa quella donna, con le guance smorte e piatte che creavano una sorta di ruga vicino alle labbra finissime.
<<Sì, è lei. Ho Parlato con suor Andreina, dovevo portare la bambina oggi. C’è la suora?>>
<<e…sì, sì, adesso la chiamo>>. Si girò, con il sedere sporto verso di loro per la sua postura curva, trascinando i piedi.
<<Andreina…?Sì, sì…C’è un signore con la bambina, dice avevate parlato. Si chiama…>>
<<Jimmy!>>
<<Jimmy…si chiama Jimmy. Sta scendendo>> disse loro dopo aver attaccato il telefono.
Suor Andreina era minuta, con un naso a cipolla e gli occhiali rettangolari. Salutò la bambina.
<<Come ti chiami?>>
<<Charlene.>> I due adulti parlarono un poco fra loro mentre la bambina si guardava attorno, distrattamente e toccandosi i folti capelli raccolti una coda. C’erano fiori ovunque. Soprattutto piante. Grandi piante verdi dalle foglie larghe e lucide. La suora prese la bambina per mano e salirono un paio di rampe di scale. Si udiva il rumore dei bambini che urlavano nelle classi.
La condusse in un’aula grande, dove un’altra suora, sorridendole, la presentò. Charlene, confusa, si guardò attorno. Una ragazzina dai capelli castani, a caschetto, urlò:
<<Vi presento la nuova strega!>> Gli altri bambini si misero a ridere. La maestra li sgridò.
<<Papà!Papà!>>Charlene, in lacrime, scappò lontana dai suoi nuovi compagni di scuola e corse giù, verso il portone, gridando ancora: <<Papà!Papà!>> cercando disperatamente quel volto a lei caro…Ma fu come raggiungere un vicolo cieco. Cercò di uscire, ma non ci riuscì. Lui non c’era. Adesso le lacrime erano silenziose. Ogni tanto tirava su con il naso, sentendosi sperduta. Abbandonata.
<<Papà…!>> Suor Andreina la raggiunse, trafelata, cercando di consolarla. <<Papà tornerà presto, adesso andiamo in classe. Non piangere, va bene?Torna presto.>>
Presto, significò una settimana. Sei giorni divisi in una stanza con delle altre bambine di nazionalità e colori diversi. Sei giorni senza la mamma, senza capire perché. Non ricordava neppure se le avessero spiegato come mai era lì. Il sabato suo padre venne a prenderla, sorridente e sereno. Splendente. Ma lei era felice solo a metà. Era adirata per il suo tradimento. Per averla lasciata lì, con quella strega di Virginia, con la quale non era riuscita a diventare ancora amica, a distanza di una settimana. Il giorno dopo, la domenica sera, verso le sei, suo padre la riaccompagnò di nuovo in quel posto freddo, pieno di bambine, pieno di suore di varie forme. E così, cominciarono i suoi sei lunghi anni, nel collegio delle Pie Operaie dell’Immacolata Concezione.
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