AVEVO SCRITTO QUESTO RACCONTO SU roundup.splinder.com E FACEVA PARTE DI UN RACCONTO A PIù MANI CHE PERò Eì TERMINATO PRORPIO SU QUESTO TERZ<O CAPITOLO. PROBABILMENTE LO RIPRENDERò COMUNQEU. BACI!
Il sorriso rigido si distese lasciando che le roche parole fluissero in un turbine d’emozioni<< Ti ricordi di quella notte?>> Disse portando la mano sul collo là dove i segni rossi spiccavano evidenti, in contrasto col colletto bianco della camicia.<< Quella fottuta notte >> La voce s’indurì mentre avanzava di due passi. Estrasse dal taschino del cappotto un pacchetto di sigarette, lo tese offrendone una alla ragazza che, braccia conserte, si era ritirata sprofondando nella poltrona davanti il televisore, lo sguardo perso nel nulla dei ricordi.
<< Lo sai meglio di me, >> Continuò lui. <<E’ sempre stata una questione di soldi, o droga, se preferisci. Sesso.>> Inspirò un lungo tiro dalla sigaretta, lei continuò a fissare il vuoto, poi lui riprese. <<Una volta esaudivi ogni mia richiesta, eri sempre dolce. Jakie, piccola Jakie, amorevole Jakie. Il lupo è tornato ed ora è in caccia e non smetterà di rovistare nelle fogne di questa città finché non ti avrà trovata. Tu l’hai tradito.>>
Jakie continuò ad ignorarlo, lo sguardo perso nel vuoto.
<<Ma tu non hai paura del lupo, vero? Non ne hai mai avuta. Nemmeno delle sue zanne sporche di sangue. Cosa farai adesso, piccola Jakie?>>
La ragazza, finalmente decise ad alzare il capo, la porta era ancora aperta, la stanza vuota.
<< Piccola Jakie>>.
Grosse lacrime le rigarono il volto mentre ripensava al passato.
Lo aveva conosciuto nella fattoria di suo padre. Aveva solo 18 anni. Suo padre era severo e duro con lei. A volte, la schiaffeggiava. Non c’era più nemmeno sua madre a difenderla, era morta tanto tempo prima.
Invidiava le amiche e loro scorribande con i ragazzi di città che tornavano saltuariamente dalla città con i loro motorini strombazzanti. Le era concesso pochissimo trucco e la gonna longuette per andare in chiesa ogni benedetta domenica a sentire i tremendi sermoni di suo padre, il pastore del paese.
Ma dentro ardeva. Quelle quattro pareti non le bastavano. Le montagne, i fiumi…le pecore! Le procuravano un senso di claustrofobica voglia di scappare.
E poi era arrivato lui, con i suoi occhi freddi e duri come il ghiaccio in inverno inoltrato, con la sua mano premuta sulla gamba ferita, che trascinava con gran dolore. Suo padre e lo stalliere Alan lo avevano sollevato dal sentiero erboso, portato in casa, medicato, nutrito per un mese. In cambio, quando lui si era parzialmente rimesso in sesto, aveva cercato di dare una mano come poteva.
Non la guardava mai.
E a lei, questo, indispettiva.
<< Ehi, straniero>> gli diceva per stuzzicarlo <<Cosa ne dici dei miei capelli oggi? >> E così dicendo, sollevava i lunghi fili d’oro sulla sommità della nuca, lasciando intravedere il suo esile collo bianco. Ma lui non la notava neppure, intento a dare il cibo ai maiali, o a portare il latte in cucina.
Qualche volta i suoi grandi occhi di cerbiatto, in fondo ingenui sebbene volesse fare la dura, si specchiavano in quel mistero azzurro, e si spalancavano: lui le metteva soggezione, ma allo stesso momento, l’attraeva.
Una sera, accese erano solo le stelle in cielo, c’era una festa nell’unica, grande piazza del paese, in occasione del ritrovamento di dieci soldati, tutti giovanissimi, mandati in missione in Asia, e dati per morti per quasi un anno.
Rimase a casa, quella sera non aveva voglia di festeggiare, finse di star male.
Si fece un lungo bagno. Poi, si mise del profumo, due gocce di colonia che le avevano regalato a Natale. Si pettinò con cura, e curò le sue labbra con una pomata al sapore di frutta. Poi, nuda com’era, si recò in cucina.
<< Oh mio Dio!>>
<< Ciao, piccola Jackie.>>
<< Ma…ma non eri in città?Dovevi tornare domani...>>
<<Sì, sono tornato prima.>>
Silenzio. Solo Bau, il cagnolone rosso ormai vecchio, si lamentava dabbasso.
Si rese conto di essere nuda, davanti ad un uomo. Tutta la sua spavalderia cedette il posto ad un rossore diffuso su tutto il volto. <<Io… >>
E lui rise, per la prima volta. I suoi occhi divennero sue fessure che risaltavano le sottili rughe ai loro angoli, e le labbra piene e rosse, svelarono una dentatura infantile, di denti separati l’uno dall’altro, con due canini appuntiti, bianchissimi. Il suo naso adunco si arricciò appena mentre spostava i suoi riccioli lunghi con una mano.
La fissò nei suoi grandi, occhi di cerbiatto, e vide che non riusciva a distogliere lo sguardo da lui.
No, non era il suo primo bacio. Non era mica una bambina. Ma non aveva mai sentito una sensazione simile. Lo Straniero le cingeva il collo, amorevolmente, succhiandole il cuore dalla bocca.
Le sue mani scesero sul corpo tonico della giovane, e i suoi baci si fecero arditi, violenti, finché lei gettò un grido soffocato. Le sanguinava un labbro. Lui allora lo leccò, e si infilò in bocca una pillola. Accostò la sua bocca a quella della giovane donna.
<<Facciamo un gioco piccola Jackie. >>
Lei annuì.
<<Prendi questa caramella dalle mie labbra e ingoiala…E’ eccitante.>>
Lei sorrise, e fece come gli aveva detto.
Lui la accarezzò, la condusse giù nella stalla e l’adagiò sul fieno.
La possedette avidamente, con forza, e ancora, e ancora. Finché lei non fu spossata e la strana euforia l’abbandonò, lasciandola dolorante e stanca.
Lui la riportò a letto.
L’indomani se n’era andato. Sul tavolino accanto al letto, le aveva lasciato un carillon che suonava una ninnananna.
“Addio…già…Ogni notte, per un mese, è tornato a possedermi, con il suo gioco assurdo. Ogni notte si nascondeva nel fienile, e Bau abbaiava come un matto.”
Jackie si asciugò le lacrime, si diresse in cucina, ma non aveva fame. Vomitò nel lavandino. Era pulita ora. Niente più droga. Si era lasciato alle spalle quella vita di merda. Droga, sesso, sesso e ancora droga. La mandava come corriere, a venderla per lui, che in certi momenti era più fatto di lei. E in quel posto, così grande, lei usciva con la testa piena di idiozie, come un automa, e scompariva in quel vicolo cieco, dove c’era Ray, un cinese, forse, che spacciava droga dalla mattina alla sera, manco fosse un drug store.
“Era come un richiamo. Ogni notte andavo nel fienile e lui era già lì, pronto a scoparmi, con la sua busta di pasticche, mentre cantilenava una ninnananna. Ma la mia droga era lui…il suo sguardo…la paura che mi fotteva l’anima e mi incatenava il cuore…che me lo faceva sognare di notte. Io lo volevo. Volevo che mi facesse sua, come se fosse la Morte , con il suo abito nero, con i suoi capelli scuri, con quelle sue mani morbide e curate” Poi l’aveva rapita, e l’aveva condotta con sé in città, usandola come corriere e infine, come puttana nei peggiori night della zona.
Due anni dopo era magra come un chiodo, e si era portato a letto mezza Manhattan.
Finchè, un mattino, aveva rischiato la fine.
Una macchina l’aveva investita. Lei non l’aveva nemmeno notata mentre attraversava la strada, con la testa nascosta da un cappuccio verde.
Coma.
L’avevano tenuta in ospedale tre settimane. Quando si è svegliata, Joe, Lo straniero, era là. Ad attenderla.
E qualcosa le era montato dentro.
La rabbia, l’odio. La vergogna.
A casa lui aveva cercato ancora di fare sesso, come se non fosse successo niente. Lei aveva resistito. Si guardava intorno, in quella stanza orrenda, viola, dove aveva vissuto gli ultimi due anni della sua vita. E i suoi occhi spenti, si erano riempiti di lacrime.
<<Jakie, piccola Jakie, amorevole Jakie. Che ti prende?>>
Ma lei lo aveva allontanato e lui, chissà dove prendeva la forza quel mostro esile, si era trasformato in una belva, e con la bava che colava sul bavero della sua maglietta che non toglieva mai, l’aveva colpita con un pugno al naso. <<Puttana! Sei mia, stronza!non te lo devi dimenticare, capito?Hai bisogno di me!!Chi te la compra la droga?Chi ti dà i clienti che ti scopi?Senza di me moriresti di astinenza. Adesso sdraiati e lasciami fare ciò che devo. In questi giorni ho dovuto accontentarmi delle tue colleghe.>>
Non si mosse.
Cercò quegli occhi di ghiaccio che un tempo l’avevano ammaliata. E vide solo le sue mani stringersi sul collo ossuto e nervoso dell’uomo che credeva di volere più di ogni altra cosa. Aveva affondato le unghie nella sua carne, urlando parole sconnesse, senza senso.
E poi, era scappata, lontano. Senza guardarsi indietro. “Ti troverò Jakie, ovunque andrai!”La sua voce riecheggiava nella nebbia della notte, ma lei non si voltò.
“Mi sono tinta, ho tagliato i capelli, ho cambiato città… ” si disse fissando la porta aperta “…come può avermi trovato…?”
Prese la sua poca roba e si affacciò alla finestra. Era la fine.
JAYPERRY
Dal momento che in cucina sono un po’ una capra, ho chiesto consiglio ad un’amica in materia di dolci, per fare una sorpresa alla mia dolce metà per il giorno di San Valentino! Mi ha consigliato i….
….MUFFINS
Ingredienti:
· bicarbonato poco poco, una puntina
· burro 150 grammi
· farina 300
· latte 20 ml (poi vedi tu, l'impasto deve essere morbido)
· una bustina di lievito per dolci
· buccia di un limone grattuggiata
· un pizzico di sale
· un uovo intero e un tuorlo
· una bustina di vanillina
· 150 grammi zucchero
· forno 180 gradi, accendilo già quando cominci a mischiare le cose, così poi caldo
fai sciogliere il burro e mescolalo con zucchero, vanillina e sale 
batti le uova con il latte, in un altro contenitore
unisci i due composti
metti il lievito nella farina
poi piano piano, continuando a mescolare, agiungi la farina al composto
non fare grumi
bicarbonato poco poco, una puntina
burro 150 grammi
metti il lievito nella farina

poi piano piano, continuando a mescolare, agiungi la farina al composto
non fare grumi
riempi quasi fino l'orlogli stampini
20-25 min in forno, vedi tu quando sono cotti, prendono un colore dorato.per controllare se sono cotti dentro bucali con uno stecchino, se quando lo tiri fuori c' impasto attaccato non sono cotti ancora.. poi spegni il forno, aprilo, ma lasciali ancora 5 minuti dentro
se vuoi puoi metterci dentro un pò di cannella
zucchero a velo sopra o zucchero e cannella
per farli al cioccolato devi aggiungere all'impasto cacao amaro
poi dentro puoi metterci gocce di cioccolato(è più semplice e si gonfiano di più), frutti di bosco (li stovi surgelati, aggiungi un pò di zucchero) o noci e pere o banane (solo che vengono molto dolci..), cocco grattuggiato.
gli stampini possono essere quelli usa e getta come quelli che si usano pure per i budini, tipo bicchierino basso