lunedì, 27 agosto 2007

Sarah fece il suo ingresso sulla scena avanzando sulle punte delle ballerine rosa. Le braccia sollevate, lo sguardo verso un punto indistinto, in alto. I capelli, biondi come il grano, erano stati raccolti  in un morbido chignon, il trucco sul viso era appena accennato, rosato, con dei brillantini sulle palpebre rosa.

Quando aveva scelto il terzo vestito aveva voluto ispirarsi alla dolce sensualità delle note di Liszt e al colore dell’amore, il rosso. Il suo vestito ricordava quello indossato da Marilyn Monroe in “A qualcuno piace caldo”  ma oltre al colore diverso, la sua schiena era più coperta, inoltre la giovane ballerina aveva indossato anche uno scialle che poi nella coreografia lei avrebbe utilizzato più come una specie di nastro che come semplice indumento.

Quando le note si fecero più forti, la ragazza aumentò l’intensità dei salti e dei volteggi facendo roteare lo scialle attorno a se. Poi lo poggiò e corse lungo il perimetro del palco, alternando veloci passetti sulle punte a piroette e lunghi salti mentre volteggiava per aria. Le sue braccia ondeggiavano, si stendevano, si alzavano o si allargavano, creando una serie di ombre affascinanti. Si roteò a terra per sollevarsi di scatto, riprese lo scialle e ricominciò a volteggiare, e le luci sfioravano le sue curve appena accennate, i suoi muscoli ben torniti, finché si levò più in alto che poté, sentendosi davvero una farfalla, colorata, istintiva…leggera. Sapeva di saper ballare, si sentiva sicura di se’, e pensò di essere una delle tante note che affluivano nei suoi stessi sensi, come se fosse il suo stesso sangue che le circolava nelle vene. Sentiva tutti quegli sguardi su di se ma non li temeva, lei era lì per affascinarli, per scuoterli e portarli in un altro mondo dove era sovrana, un mondo di cui conosceva le parole e i gesti appena accennati, di cui conosceva l’anima, uno spirito che le apparteneva.

L’ultima nota si spense nell’aria. Lei era sul pavimento, cercando di non apparire troppo affannata, ma il suo cuore stava scoppiando. Troppe emozioni, tanto lavoro e tutta quell’energia l’avevano indebolita all’istante.

La gente applaudì forte, con calore ed entusiasmo. Li aveva conquistati, tutti quanti. Con gli occhi cercò la sua famiglia, il suo ragazzo, i suoi amici e loro risposero a quello sguardo. “Noi siamo con te” dicevano, e lei poteva sentire ciascuno dei loro cuori pulsare perché pulsavano con lei…solo ora comprese le parole della sua amica e si sentì davvero una sciocca. Senza quel calore, senza la fiducia e l’incoraggiamento di quelle persone non sarebbe arrivata a quel punto.

Il presentatore le chiese di rimanere sul palco e chiamò anche le altre cinque finaliste. In attesa che la giuria decretasse la vincitrice- cosa che non avrebbe richiesto più di un quarto d’ora, assicurò- fece alcune domande alle concorrenti. Tutte avevano cominciato presto, studiavano al liceo e sarebbero volute diventare delle grandi ballerine, e assaporare almeno per una volta nella vita l’emozione di calcare lo scenario teatrale.

-Ma per il semplice fatto che siete qui in finale- disse il magro e baffuto presentatore- indica che avete un alto potenziale, senza nulla togliere alle altre ballerine, ovviamente, che avranno altre possibilità per farsi notare, non è vero caro pubblico?- Questo sottolineò le sue parole con un forte applauso. Fece loro altre domande tecniche come quante ore dedicavano all’allenamento, se avevano avuto molta paura, se l’esperienza era nuova per loro. La prima ragazza che si era esibita, una giovane alta dallo sguardo serio e folti capelli scuri rispose :- Per quanto mi riguarda è proprio la concorrenza a darmi forza. La competizione non mi fa paura, anzi.

Un’altra ragazza, Marie-Claude Azabbar, di origine araba dalle lunghe ciglia nere, che si era esibita prima di Sarah, rispose ad una domanda sull’atmosfera che regnava dietro le quinte: -Siete riuscite a creare una certa complicità voi ballerine, una certa solidarietà, per così dire?

-Beh…- cominciò la giovane, imbarazzata- in certi casi alcune ragazze sono riuscite a legare fra loro…ma nella maggior parte dei casi il nervosismo e la competizione sono più forti di tutto il resto.

Il conduttore si rivolse le ultime domande a Sarah: - E tu hai stretto amicizia?

- In realtà no. C’era molta confusione di là ed ero molto tesa… non riuscivo a pensare ad altro che al ballo. Ma quando salivo sul palco scordavo tutto!- assunse con un risolino.

-Sei soddisfatta? Come pensi sia andata?

-Se sono arrivata sin qui…- e mentre diceva quelle parole cercava il volto dell’amica fra il vasto pubblico. Lo trovò;  si scambiarono un piccolo sorriso- vuol dire che ho ottenuto il risultato che speravo.

-E qual era, possiamo saperlo?

Sarah guardò il presentatore – Dimostrare che il ballo è la mia passione. Se la giuria mi ha votato e sono qui vuol dire che oltre ad avere una buona tecnica come molte altre ballerine, si è visto anche il mio impegno e il mio amore per il ballo, quando riesci a far vedere l’amore che ti lega alla danza… io credo che hai ottenuto un buon risultato.

-Certo, certo- rispose il conduttore, che di nome faceva Rick Bouvoir ed era molto conosciuto nel mondo dello sport. Faceva il cronista ma anche il conduttore di simili spettacoli ed era molto amato in Francia per la sua capacità di dare spazio alle opinioni di tutti e allo stesso momento di far arrivare al pubblico la sua preparazione e simpatia, che in fondo non guasta. -Come vedete, signori, queste ragazze sanno proprio il fatto loro…ma mi dicono che il verdetto della giuria è pronto per essere pronunciato…

Una ragazza altissima e molto elegante gli diede una busta bianca, grande. - Bene, siete pronte ragazze?- le cinque ballerine erano tesissime come le corde di un violino, come si suol dire, ma annuirono, cercando di apparire il più normale possibile, gettandosi occhiate furtive fra loro.

-Allora, la quinta classificata, é….- Suspance. Tensione. Silenzio. Come sono bravi i conduttori a farti venire i crampi allo stomaco!

-…Valentine De La Roche!- Applauso. Regalo: un piatto d’argento con un incisione: “ Decima edizione di ‘Festival della danza classica.’ Anno 1975. Quinta classificata.”

Il posto della prima in classifica era riservata alla ragazza vincitrice, appunto. E dunque solo una, delle due ragazze abbracciate, avrebbe vinto i cinquemila franchi in palio, e questo avrebbe voluto dire un notevole trampolino di lancio, con un po’ di fortuna, verso l’apertura di un’importante parentesi nella vita di una ragazza così giovane.

Dunque la prima classificata, la decima persona che avrebbe realizzato il sogno di vincere quell’importante avventura sarebbe stata Eugenie Ducruet (quella che, per intenderci, non temeva la concorrenza) oppure …

-Non è stato facile scegliere chi meritava più di tutti la coppa d’oro, - disse Rick Bouvoir ben intenzionato a far stinger le trippe del pubblico ma soprattutto delle ballerine nella morsa dell’attesa e quindi dell’ansia.- non è stato per niente facile ma, leggo la nota nella busta, “per aver dimostrato una particolare eleganza, unita alla perfezione della tecnica, la vincitrice è…- Bouvoir ripose il foglio nella busta e si girò verso gli spettatori, ormai prossimi a venirsi a leggere il risultato da soli, stendendo contemporaneamente il braccio verso le due ragazze:- Valerie D’ Estaigne!

Grande applauso. Enorme mazzo di fiori. Assegno di cinquemila franchi. E il fatidico commento con la fatidica domanda: Complimenti, Valerie. Vuoi dire qualcosa?

E lei, con gli occhi colmi di lacrime risponde :- Si. Dedico questo successo alla mia famiglia e ai miei amici. E alla mia insegnante, la signorina Matilde.

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lunedì, 27 agosto 2007

Flora Belli non aveva sbagliato: Sarah Jinette era destinata a grandi cose. Sono una grande ballerina poteva dimostrare forza, dedizione, fermezza e amore per una disciplina tanto dura. La guardò mentre ballava l’assolo che aveva messo su da sola, Flora si era limitata a darle qualche dritta ma non aveva voluto interferire più di tanto: era un primo passo verso un mondo fortemente selettivo qual era quello suo., e avrebbe dovuto compierlo da sola. Ammirava la sua instancabilità, la sua grazia ed eleganza quando si muoveva;  in qualche modo le ricordava ciò che lei era stata e che non aveva potuto diventare, una stella in Italia, a causa di uno stupidissimo incidente e di un amore che l’aveva solo dispiaceri, nonostante ne fosse nato uno splendido bambino, Andrea.

Non era più una ragazzina ma non aveva scordato il furore che muoveva il suo corpo quando ballava e grazie alla sua allieva migliore poteva rivivere quei momenti, ne aveva bisogno, ballare le aveva sempre ridato la forza di andare avanti. “E’ anche merito mio se Sarah è qui, le ho insegnato io a diventare una ballerina” si disse, orgogliosa, anche se dovette ammettere che quella ragazza aveva un talento naturale. La osservò ballare sulla pista, qualsiasi mossa faceva il risultato era sempre perfetto, i suoi occhi verdi così intensi e i tratti del suo viso erano capaci di una forte espressività e questo talvolta la spiazzava. A volte temeva di non essere in grado di insegnarle di più.

Decise di iscriverla al concorso per ballerine di danza classica che metteva in palio 5000 franchi per chi vinceva il primo premio, ma non erano i soldi ad interessarle bensì vedere fin dove si spingeva la bravura della sua allieva e in qualche modo valutare anche se stessa. Avrebbero partecipato le ballerine di tutta la Francia dai sedici ai diciotto anni. Su mille ballerine ne avevano selezionate cinquanta. Ogni ballerina avrebbe dovuto preparare tre coreografie per superare tre turni da cui sarebbero state selezionate le cinque finaliste, tutte vincitrici. Sarah aveva passato il primo turno con una versione ridotta della “Primavera” di Vivaldi, due minuti e quarantasei secondi di tensione nascosti dietro il sorriso, il sollievo traspariva dai suoi occhi mentre cercavano il volto dei suoi cari che la guardavano sorridenti.

Quando entrò dietro le quinte, quante lacrime vide, quante persone deluse per quel primo fallimento, e quanta rabbia verso quello stupido commento del cronista:“peccato per quelle squalificate. -aveva detto- Tutte brave comunque, complimenti. Un applauso.” Che consolazione era dopo quattro mesi di duro lavoro, quella specie di apprezzamento da parte di un...cronista?

Sarah guardava quelle ragazze e in fondo si sentiva solidale con le sue colleghe, nonostante avesse scambiato un paio di parole al massimo con due o tre di loro. La preparazione prima di cominciare e l’ansia aveva stretto lo stomaco di tutte loro. “E se mi avessero squalificata al primo turno, cosa avrei fatto?” Comprendeva il loro sgomento ma lei era passata e doveva pensare a concentrarsi sul secondo pezzo che aveva preparato. Questa volta aveva scelto “L’estate” di Vivaldi dal carattere più impetuoso, e più faticoso poiché durava più del primo pezzo. Si cambiò l’abito. Il primo era un semplice tutù verde;  questa volta, scelse un body giallo e si strinse alla vita un'ampia gonna-pantalone arancione che all’occorrenza avrebbero ben sottolineato i muscoli delle sue gambe lunghe e lisce. Appena un po’ di fondotinta, di rossetto rosso brillante e del rimmel sulle ciglia per rafforzare lo sguardo. Fecero il suo nome ed entrò sul palco, con il cuore che batteva forte. Il violino attaccò, e lei cominciò ad esibirsi con una serie di piroette perfette, mentre il gioco di luci ora tenui, ora più accentuate creava una sorta di magico arcobaleno che si rifletteva sul pavimento ancora lucidissimo…

Mesdames et monsieurs, l’ultima a superare quest’ultimo  turno è

“Non ce l’ho fatta”pensò Sarah. Non aveva importanza, aveva raggiunto un buon risultato… “…Sarah Jinette!” Pensò che sarebbe svenuta lì, sul palco. Uscì dal palco come stordita, seguendo le altre, non riusciva a pensare a niente di niente. Era stata selezionata tra mille ragazze, certo non era stata l’unica ma comunque aveva superato un primo ostacolo. Poi su quelle cinquanta era riuscita ad arrivare alle finali. Era una delle cinque finaliste! E all’improvviso successe qualcosa dentro di se: non si sarebbe accontentata ora, avrebbe ballato con tutta l’intensità e la tecnica che le avevano consentito di arrivare lì. Avrebbe lottato. Una ragazza che passava di lì le fece i complimenti, con un sorriso sincero ma lei neppure la sentì. Era concentrata su se stessa e non voleva distrazioni ma, proprio in quel momento, entrò la sua migliore amica, Elenoire.

-Tesoro, - le disse- sei in finale!

-Già, non è meraviglioso?

-Vieni, fatti abbracciare!

Elenoire la strinse forte e le sussurrò:- Sai, siamo tutti orgogliosi di te…ci hai fatto emozionare. –

Sarah rispose solo: -Grazie.- La sua amica si scostò da lei, guardandola perplessa:

- Sei una farfalla ora, non sei felice?- sorrise- sei in finale, hai realizzato il sogno di milioni di ragazze… cosa c’è che non va?

L’altra ricambiò il sorriso. – Sono solo un po’ tesa.

-Vedrai che andrà tutto bene. Ehi, sei Sarah Jinette, la mia ballerina preferita! Questo non è che l’inizio, e anche se non arriverai prima…

Sarah alzò di poco la voce, voltò le spalle all’amica, cominciando a legare i nastri rossi delle ballerine -Io voglio arrivare prima! E farò mi sforzerò al massimo per ottenere un ottimo risultato.

Elenoire non capiva…non aveva già raggiunto già un buon traguardo?

-Perché sei così aggressiva Sarah? Sei l’unica a non gioire di questa tua vittoria.

-Ma quale vittoria? Fai presto a parlare tu! Non capisci…Sto morendo di paura e se non arrivo prima morirò per la delusione, questa è l’occasione per dimostrare a me stessa quanto valgo.

-Sei una stupida.-  Sarah le rivolse uno sguardo stupito. -Insomma, guarda dove sei arrivata…se non hai ancora capito quanto vali sei una stupida.

La sua amica la guardò con l’aria disperata: -Elenoire, io ho paura che arrivata qui commetterò un errore…ho tanta paura. Quelle ragazze sono così brave…

-Ma non più di te, Sarah! Porca miseria, staranno pensando le stesse cose di te ma non si piangono a dosso!- sospirando, la ragazza le prese le mani e se le strinse tra le sue. - Andrà tutto bene, hai lavorato sodo e avrai ancora una volta degli ottimi risultati. Trasforma tutta questa paura che hai dentro in energia. E ricorda, noi ti vogliamo bene.

- Anch’io ve ne voglio.

-Bene, ora vado. Mi raccomando, più ottimismo!

-Elenoire…

- Si?

-Grazie.

-Cara...A cosa servono le amiche?

jayperry alle 14:08 in: racconti a puntate, danza, sarah jinette
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lunedì, 27 agosto 2007

Erano passati due anni dalla morte di Alice Warestone Jinette. Due anni difficili. Tutti ne sentivano ancora la mancanza. Ogni sera la piccola Sarah si affacciava alla finestra del tinello, guardava il cielo e mandava un bacio con la mano alla madre lontana. Un bacio “con lo schiocco”, come le piaceva tanto. Si era persuasa che non sarebbe più tornata ma in fondo al cuore continuava a sperare il contrario. Suo padre aveva ricominciato a sorridere, ma non usciva quasi mai se non per fare le commissioni o per andare a lavorare; la sera le leggeva le favole, o andavano tutti e cinque a passeggiare per i prati e suo padre narrava loro tanti aneddoti sulla storia della propria famiglia o sulla  Francia.

Da un anno aveva iscritto sua figlia alla scuola materna: si divertiva lì, c’erano tante bambine con cui giocare; con una in particolare, Elenoire, aveva stretto una grande amicizia. Lei era chiacchierona e paffutella, con tanti capelli ricci e rossi. Abitavano vicini per fortuna: non riuscivano a staccarsi l’una dall’altra, erano come sorelle. Era quello che le ci voleva dato che viveva tra soli uomini! Gradualmente, dietro insistenza di sua figlia, Etienne conobbe i genitori di Elenoire, i Fabreux, una coppia molto affiatata e allegra che trattavano la propria bambina come un diamante poiché non potevano averne altri.

-Ci sarebbe piaciuta una famiglia allargata come la tua, ma purtroppo ho subito un intervento dopo il parto di Elenoire- gli disse Matilde Fabreux mentre sorseggiavano un tè fresco nella sua modesta cucina.- l’intervento mi ha salvato la vita ma non potremo avere altri figli. Anche se… immagino non sia facile per te, ora.- Gli sorrise con simpatia. Etienne ricambiò il sorriso e tentò di scherzare:

-No, non lo è, ma ti posso assicurare che con tre maschi e una femmina in casa a volte vorrei concedermi..come dire?una bella vacanza!-

-Bene, - aggiunse Bernard Fabreux, ridendo - mi sembra che le nostre due bambine siano molto affiatate…

-Già, -rispose Jinette, - sono felice, credo abbiano bisogno entrambe di un’amica della loro età. Io ho una sorta di ranch, che ne dite di venire da me un fine settimana di questi?Potremmo fare una grigliata, e le bambine starebbero insieme. E vi presenterei la mia famiglia.

-Volentieri!Facciamo questo sabato?

Intanto, nel coloratissimo salone pieno di quadri e luci, Elenoire e Sarah guardavano la televisione. C’erano due bellissime ballerine che volteggiavano su un palco scuro, i capelli fermamente legati come una cipolla sulla loro testa, avevano ai piedi scarpe legate con un nastro bianco lucidissimo, e avanzavano sulle punte mentre il tulle fluttuava leggero nell’aria. Le due bambine erano come rapite da quello spettacolo, e quella musica, così delicata, con quelle note dolci e trascinanti… era come sognare ad occhi aperti…

-Sarah! Elenoire! Dove siete?

Matilde le stava chiamando, preoccupata perché non le sentiva ma non le risposero. Erano affascinate da quanto vedevano e non sentivano altro che la musica.

-Sarah!...Elen…. ah, ma siete qui!, perché non rispondete?

-Mamma, - rispose finalmente sua figlia, -  stiamo guardando quelle farfalle…guarda come sono belle…

-Ma tesoro, - replicò sgomenta la donna, che vedeva sullo schermo solo due magrissime ballerine che saltavano da un punto all’altro dal palcoscenico, - sono delle ballerine non…

-Sì ma sembrano farfalle sorridenti signora Fabreux – Sarah le sorrise, si alzò dal pavimento e corse da suo padre –Papà! Papà!

-Perché gridi, Sarah! Cos’è successo?!

-Papà, voglio diventare una ballerina! Una brava ballerina!

Etienne guardò Bernard con aria perplessa e questi si strinse nelle spalle. La bambina agitava i capelli e tutto il corpo con tante giravolte, cercando di ripetere ciò che aveva visto poco prima. Era come posseduta, non si riusciva a fermarla.

-Sarah, smettila!Cos’è questa storia della ballerina?Fermati o ce ne andiamo!

-Papà, ho deciso che farò la ballerina da grande, come quelle in tivvvùùùùùùùùù!

Si mise a correre, urlando per la gioia. Era fatta così Sarah, si entusiasmava subito…

Il suo amico cercò di rincuorarlo -Non ti preoccupare, vedrai che entro domattina si sarà scordata tutto, anche Elenoire è così, vuole tutto ciò che vede ma poi si stufa subito o se ne scorda per fortuna!

Una settimana dopo Etienne stava varcando la soglia di una scuola di danza, reggendo per mano un piccolo diavolo dagli occhi verdi. Non era convinto che fosse una buona idea ma la bambina non aveva fatto che parlare di danza, cercando di disegnare ballerine ogni quando le era possibile, a scuola, dalla nonna, in casa. Non disturbava più neppure i gemelli Jean e François affinché le preparassero il pane con la cioccolata o giocassero con lei. Non mangiava più neanche i dolci della nonna!

Al termine della settimana, dopo cena, andò da suo padre che stava leggendo il giornale sulla veranda, il luogo che preferiva, e gli chiese, molto semplicemente: -Papà, non riesco più a fare la bravissima e a non mangiare la torta della nonna…Mi porti alla scuola della danza?

Suo padre non poté far altro che scoppiare a ridere e dire: -Ma certo, tesoro!

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