sabato, 24 gennaio 2009
http://librinprestito.splinder.com/

1.      Restituire il libro. Spesso questo significa avere la possibilità di recarsi presso un ufficio postale nei suoi orari di apertura al pubblico. Lo so che è una delle disgrazie più tremende da augurare al peggiore dei propri nemici, ma non ci sono grosse alternative. Quindi se i tuoi impegni ti impediscono questa operazione, lascia perdere, questa iniziativa non fa per te.
2.     
L’invio del libro è a mie spese. A carico tuo ci sono solo le spese di spedizione per la restituzione.
3.     
Il libro andrebbe restituito entro un mese circa. Nel caso ti accorgessi che ti serve un po’ più  di tempo, non ci sono problemi ma ti chiedo la cortesia di INFORMARMI, in modo che io possa gestire meglio le richieste che mi arrivano per lo stesso libro.
4.     
Il libro dovrà poter raccontare di te. Quindi via libera alla fantasia: chi sottolinea, chi scrive, chi disegna, chi colora, chi allega lettere, cartoline, foto, biglietti del tram, ricette, … vale tutto. Non importa se quello che scrivi/aggiungi è direttamente collegato al libro… l’importante è che riguardi te, quello che sei, che vivi, che pensi. Non c’è nulla di giusto o sbagliato, di bello o di brutto. Ti chiedo solo di mantenere un linguaggio decoroso perché tutto quello che viene aggiunto al libro rimane per i lettori successivi.


Franca B., così si chiama, presta i suoi libri a chiunque li voglia leggerle a condizioni nemmeno assurde, sapete. Questa donna è splendida. Non la conosco. Ho scoperto il suo blog per caso. Eppure la rispetto. Perché ci vuole un gran coraggio a prestare i propri libri, che oggi come oggi costano un sacco e non tutti, pur amandoli possono permetterseli. Ma non è questo il punto. I libri sono preziosi, e chi li ha li ama profondamente:darli ad un estraneo, che potrebbe rovinarlo, sporcarlo, o peggio ancora, tenerselo, richiede una forza che ad esempio io non ho.
In apertura del post vi ho messo il suo indirizzo. C'è un modulo in formato word che potrete scaricare e compilare. C
hissà che non troviate qualcosa che vi piace.
jayperry alle 19:55 in: amore, libri
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domenica, 03 agosto 2008
Finite le vacanze. Non so nemmeno quando sono cominciate. Sono rimasta comunque tutti i giorni a pensare all'università, credo che fino a quando non mi sarò laureata non riuscirò a smettere di pensare agli esami.
Durante le ultime due settimane di luglio sono stata in compagnia di mio fratello e del mio old boy, qua nel barese. Insieme hanno fatto una scorpacciata di salame, tiramisù e succo di ananas.
Domani però c'è la novità: fino a fine agosto sarò impegnata in uno stage di cento ore al Comune, all'Ufficio Tributi. Dalle otto all'una, dal lunedì a venerdì.
Non chiedetemi cosa farò perché non ne ho idea. Non so nemmeno che senso abbia, però, l'importante é togliermi di mezzo questi 4 CFU (credito formativo...universitario?). Invece a fine settembre avrò finito - spero - i restanti due esami per l'ECDL, la patente europea per il PC, così avrò gli altri 4 punti che mi restano per conseguire il punteggio complessivo per le "altre attività". Una faticaccia nevvero?
Però magari un giorno nel curriculum...

Mamma mia...è tardissimo...sono esattamente le 23.51. Mio fratello (11 anni) dice che non sono una ragazza normale, perché alle undici "non è tardi"! Capirai, se gli dici che può stare sveglio fino alle undici e mezzo, quello non se ne va a nanna prima delle uncidi e mezzo. Sfrutta appieno le ore, i minuti ed i secondi.

Oggi sono tornata da un bel viaggio in Eurostar di cinque ore + mezz'ora di ritardo. Un parto. Ad attendermi c'era il mio pischellazzo con una fichissima camicia della Marlboro di non so quanti anni fa, pantaloni blu - i soliti - e la sua bella criniera sale e pepe (più sale che pepe) fresca di parrucchiere.
Vi capita mai di cogliere qualcosa nello sguardo della persona che amate e trovarlo irresistibile? anche se sapete che è troppo vecchio ormai, o troppo grasso, o brutto, o con tutti i difetti che uno può avere?
Vi capita mai di essere fieri di voi stessi per aver scelto il meglio che vi potesse capitare? di provare intesamente la passione per qualcuno, di volerlo baciare lì, seduta stante, e urlare al mondo: lo amo? A me è capitato tutto questo in una frazione di secondo poi, mi ha portato in un bar dove facevano la pizza che aveva il sapore di quella che mangiavao giù a Laziali, l'ultima fermata prima di una salita, viaggio intermedio fra casa e la scuola a Largo Argentina - sveglia alle cinque, - in un locale grigio e piccolo ma con una pizza da quattro stelle.. Poi loro se ne sono andati ma il ricordo di quel riparo d'inverno quando mamma, stanchissima dopo una giornata iniziata alle cinque del mattino con quasi quattro ore passate sui mezzi mi riportava a casa e si concedeva una sosta per farmi mangiare un pezzetto di pizza bianca.
Insomma, dopo questa delizia, e una bella Schweppes tonica con una fetta di limone (la pace dei sensi ragazzi!) e il mio old boy, siamo saliti sulla sua nuova macchina (una mercedes coupè dopo mesi a bordo di una fiat pulmanino, sì, proprio il pulmanino che usavano i poliziotti nei film di Franco e Ciccio o di "Operazione san Gennaro" con Nino Manfredi, color crema però - roba che grazie al motore dopo un giro non ci senti più!) e siamo volati a casa. Mi sono ripromessa di mettermi a dieta: voglio mettermi in piedi nella macchina e uscire dal finestrino sul vetro con una bottiglia di Schweppes a urlare al mondo quanto sono bella e innamorataaaaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!!!!!!!!
Ok, cavolate a parte,, è mezzanotte e 04, e ora devo proprio andare a dormire. Domani mi attende una giornata da lavoratrice. Le prime prove di una donna in carriera in ufficio, anzi, di una stdentessa, in carriera.
Byez!
jayperry alle 23:05 in: amore, riflessioni, vita, per sorridere, università
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martedì, 01 luglio 2008

Siede al tavolo in fondo, con in mano una bottiglia di birra.

I suoi occhi fissano un punto lontano, rabbiosi, rossi e acquosi.

Non siede in modo eretto.

Mentre servo i tavoli lo osservo di sfuggita e mi chiedo…

E’ molto grasso, in modo quasi imbarazzante, nel suo corpo c’entrano altre cinque persone. Non è bello, no, il suo viso ha le gote rosse, come quelle di un bambino, e persino i suoi capelli, pochi a dire il vero e chiari, ricordano la peluria di un neonato.

Si alza, ondeggiando.

E si poggia su un palo.

Di fronte c’è un negozio di alimentari, lì dentro c’è il suo sogno.

Si chiama Anna. E’ bella, perfetta.

Anna. Lei gli concede le sue pause, mentre fuma graziosamente una sigaretta bianca e sottile come le sue dita abbronzate. Le sue labbra, ogni volta che sporgono per gettare il filo, brillano al sole di lucidalabbra. Ed è come se le loro bocche si incontrassero.

E lui, ad ogni boccata di fumo, chiude gli occhi e gli pare di assaporare le labbra di quella donna, che pure, sa di essere mata con un ardore fuori dal comune.

Lui è lì la mattina, quando lei deve attaccare a lavorare. Rimane attaccato a quel dannato palo che quasi ti fa rabbia mentre occupa quel dannato marciapiede, già così stretto.

Le anziane lo compatiscono, i ragazzi, disprezzano quel suo incedere dondolante, birillesco.

Ma la sua vita è la, in quel negozio.

Il suo tempo viene scandio da una passione che non verrà mai ricambiata. Perché lui è come quel soldato che aspetta giorni e giorni sotto il davanzale dell’amata, che nevichi o scoppi il sole, in attesa di sapere se è ricambiato. La attende per novantanove giorni, cibandosi di speranza.

Al centesimo giorno. Imbraccia il fucile, ruota su se stesso e scappa.

E non saprà mai se era stato amato. Se avrebbe vissuto.

Se sarebbe stato uomo.  

jayperry alle 10:09 in: amore
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lunedì, 02 giugno 2008

Essere la seconda a volte è difficile. Sì, lui ti dice che non gliene frega del suo passato, che ha chiuso, perché ha troppo sofferto. Mai poi trovi una gigantografia di una foto che lo ritrae con lei, mentre mangiano, ed un'altra mentre siedono davanti ad un tempio, con in braccio il bambino di pochi mesi. E magari sono anni che gli chiedi di scattare una foto con te e trova sempre una scusa per non farlo. Ma una foto, in fondo cos'è?scatta degli attimi, spesso non è LA verità. E' un momento passegggero. Quindi anche se fingo- potrei fare l'attrice- un effetto su di me quelle immagini le hanno. E' un tempo che non mi appartiene, una serenità che non ho ancora raggiunto. E’ un lui che non mi prevede, non mi include.

Una volta qua su splinder ho parlato con un certo B., appassionato di cucina. Gli dissi che avevo mollato la città, mia madre e mio fratello, per seguire un uomo divorziato con due figli che forse non mi volevano nemmeno tanto.

Lui mi ha detto solo: “Ti ammiro”. Ho letto quelle otto parole e ho sentito un colpo dentro, come se mi mancasse il fiato. La cosa più bella e comprensiva che mi sia mai stata rivolta.

Lui aveva capito, l’amore che ho dentro, la voglia di viverlo, di avere la mia favola.

 

Qualcuno dice: sei giovane, ma trovati un altro. Mia madre mi vorrebbe sposata. A me va bene così, invece. O meglio, me lo faccio andare. Posso convinvermi che sposarmi in chiesa sia inutile, che in comune…Ma via!Che posso fare figli fuori del matrimonio e ripassare il casino che ho passato io con i miei. Mi dico ma no, lui è un uomo serio, guarda come i porta i suoi figli, che sono più vecchi di me…dice di amarmi…come potrebbe non amare anche i nostri figli?

Però, quella foto…se mi torna in mente, fa male.

Lui dice:“mio figlio non ha mai superato questa separazione del tutto, anche se ha trent'anni”.Oh, lui ti accetta e ti tratta pure bene, ma una madre…è sempre una madre. Già.
Ricordo quando papà si è messo assieme ad una signora con gli occhi grandi, già madre di una bambina che osava chimare "papà" il papà. Litigavo con lei. Oggi mi parrebbe così ridicolo. Era ancora più piccola di me e forse suo padre non sapeva neppure chi fosse.
Quella donna odiava mia madre. Eppure aveva per me sempre una cortesia speciale, mi preparava ciò che volevo. Al telefono chiedeva sempre di salutarmi... e quando papà è stato in ospedale, un giorno mi ha aggiustato le treccioline in una coda alta. Pensava stessi meglio. A dire il vero non è che la cosa mi piacesse, sembravo un’anans. Ci ha scattato una foto, forse l'unica che ho, da grande, a fianco a mio padre. Mamma mi disse di aver fatto bene a non sciogliere la coda, che l'avrei fatta dispiacere. Mia madre, la donna tradita e vituperata, che si preoccupava dell' Quindi posso anche passare sopra una foto…

jayperry alle 09:08 in: amore, riflessioni, ricordi
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giovedì, 08 maggio 2008

Lei ha 74 anni, lui 80.
2 figli grandi, ciascuno con la propria famiglia. Vivono a piano terra, intorno alla casa c'è un orto. Lui si è mantenuto arzillo e in forma, ogni mattina va in campagna a zappare e curare le piante, un'antica passione la sua,
Lei è rotonda, con delle belle guanciotte rosse, occhi piccoli e scuri protetti da occhiali ovali, capelli mossi e bianchi dove un tempo c'era una criniera mora, rigorosamente corti, perché sennò "sta male!La gente che poi che deve dire?" Anche lei: ore davanti alle piante o ai fornelli.
Si ritrovano a bisticciare, lei non capisce il perché dei fuochi d'artificio a mezzogiorno e lui la guarda incredulo: ma come?non si ricorda che è la festa della Madonna?L'unica festa che abbiamo quaggiù?
Lei lo guarda...ha imparato a non dargli retta. Il mezzo battibecco si conclude. Poi riprende. Lui vuole una focaccia. A lei non va: il gatto grigio si è appena accoccolato sulle sue gambe stese dal divano alla sedia davanti a lei. "E poi mi sono appena seduto!"
Lui, stizzito: "Me lo faccio da solo!!"
Lei, che ci crede poco: "E fattelo!"
Sessant'anni di vita insieme.
Sempre la stessa vita, ad un certo punto non ci si accorge più nemmeno delle rughe che si aggiungono sul viso, dei peli lunghi sul mento, del capello sempre più rado e pallido.
Lei lo apostrofa, un giorno, mentre guardano la tv: "Sai...siamo invecchiati, è vero...ma io mi sento un pò tracurata". Il silenzio che segue a quella frase gettata lì, come per caso, viene interrotto da un servizio in tv.

L'indomani il contadino si presenta con un bel mazzo di rose colte in campagna. Sono di diverso colore, inebriano subito l'aria di casa impregnata di odori di verdura e sughetti. Niente di nuovo: sono fiori per i morti; sul mobile, accanto alla tv, c'è un vaso, proprio sotto l'immagine dei loro genitori. Anche loro: vecchi. Un'altra vita. Ma oggi invece c'è qualcosa di strano percé lui, solitamente taciturno, le si avvicina e le porge due rose rosse.
"Tieni" le sorride, mesto "dici che non ti voglio più bene" e scoppia in lacrime.
Sua moglie, che si commuove anche per una formica ammazzata, non regge e scoppia in lacrime anch'ella. "Ma io non ho detto che non mi vuoi bene...io...grazie".

Mentre mi racconta questo episodio, gli occhi della donna si velano ancora di lacrime, mi dice: "Ci siamo sempre voluti bene io e mio marito".

Che invidia.

jayperry alle 15:58 in: amore
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giovedì, 03 aprile 2008

Era dispersiva e romanticamente distratta.

Senza memoria. Lunatica.

Il tipo di donna di cui non avrei mai voluto e dovuto innamorarmi. E invece…

Stavo tornando dal lavoro. Una giornataccia nel mio asfissiante ufficio nella periferia.

Il mio capo è un autentico mastino. Ha gli occhi piccoli, un parrucchino assurdo, castano chiaro, diviso in due ciuffi per coprire la sua fronte ampiamente stempiata.

Mastica sempre un sigaro, ormai un tratto distintivo del suo volto assieme al suo naso un po’ sceso e grasso, e le sue labbra sottili e grasse. Per non parlare del suo quadruplo mento. Sbraita sempre, senza che il sigaro si muova.

A volte lo guardo estasiato. Quel sigaro ha qualcosa di magico.

Insomma, dicevo! Quel sabato era stato massacrante. Di solito non si lavorava in ufficio di sabato, ma il capo aveva avuto bisogno di una “sistematina” al suo computer.

Non facevo il grafico, io. NO. Ero l’addetto-tuttofare di Al Watson, un italiano emigrato in America che aveva fatto fortuna a Washington e aveva ben pensato di tornare qui a Putignano, fingendosi italoamericano per aprire la sua piccola azienda di consulenze online, grafica, assistenza tecnica… Si presentava sempre con cravatte sgargianti. E in realtà, ma questo è un segreto che conosco solo io – pena la morte, o peggio, il licenziamento- si chiamava Aloisio Palmitessa.

Ma sono finito di nuovo a parlare di lui. Perdonatemi. Ormai è tutta la mia famiglia.

Dunque, quel sabato avevo fatto uno straordinario lungo dieci ore e, alle sette di sera ero distrutto.

“Dottor Watson, io vado.”

“Cosa?E perché?Hai finito??”

Ho spento tutto, ho chiuso il mio ufficio e sono letteralmente fuggito via da quel cane rabbioso. Al Watson!Tsè, tsè!!

Mi trascinavo lungo la via illuminata del viale che portava al centro storico. Il mare…che cosa meravigliosa! Anche ora, con il cervello che voleva uscire dalla fronte, io lo guardavo, estasiato. Si infrangeva contro gli scogli, tranquillo e quasi piatto, cupo, e si vedeva qualche luce in lontananza, forse un’imbarcazione di medie dimensioni, andato al largo a pescare.

“Magari tra un’ora sarà al mare, puzzerà di salsedine, e ci sarà sua moglie ad attenderlo sull’uscio di casa, con dei bei bambini che gridano: papà, papà!Sei tornato!” mormorai fra me e me.

Mi sono appoggiato sulla ringhiera incurante della gente che doveva quasi scendere dal marciapiede stretto.

“Malinconia?”

Una voce delicata mi stava riecheggiando nell’orecchio. Non vi badai.

“Non è meraviglioso il mare?”

Mi voltai. Un Angelo.

Era un angelo quella che mi rivolgeva la parola.

“Cos’è?ha perso la parola o è muto dalla nascita”rise lei.

Dandomi il colpo di grazia.

Cominciammo a chiacchierare e a poco a poco, la mia stanchezza svanì. Non mi accorsi neppure che il tempo volava mentre ci avviavamo giù verso le scalinate che conducono alla scogliera. Ad un tratto ebbi fame.

“Posso offrirti la cena Tania?”

“Non vorrei abusare del tuo tempo, Marcello. ”

“NO, ti prego, insisto”.

La cena più squisita della mia vita.

E così è nata la nostra storia.

Lei era sbadata, lunatica, assurda nei suoi comportamenti. La sera non andava a letto se non si cospargeva il viso di una pomata verde alle alghe e la mattina, ovviamente, perdeva un’altra ora per togliersele. E poi aveva quella sua mania di arricciarsi l’unica ciocca bianca che le scendeva a mò di frangetta sul viso. E quella sua erre moscia, quei suoi occhioni dolci…

Per me, Marcello Grasso, che pesavo 100 kg ed ero altro 1,90, capite bene che, è stato meraviglioso. Mi sono perduto nei suoi capricci adolescenziali e ogni suo ritardo mi faceva sperare in un qualcosa di migliore. Avevo cominciato ad andare addirittura in palestra. Ero un altro uomo.

E poi. La mazzata.

Lei doveva partire.

“Ma come?Perché?Per dove?Con chi?”

“Marcello, quando fai tutte queste domande mi scocci al quanto!”

“Io..ma…io…e…ma…”Lei sbuffò sollevando un sopracciglio. E anche allora era meravigliosa e mi sarei stesa a terra per farmi calpestare.

“Marcello, io non ti amo più”.

Crack. No, non si era rotto un vetro. Mille pezzi del mio cuore, tutti nel mio pancreas.

Un dolore che non vi dico. Del resto, che mi aspettavo?

Lei se n’è andata. Dopo un mese di amore. Un mese di gioia insperata.

Lei se n’è andata. E da allora…mi sono reso conto che le donne, alla fine, sono tutte stronze.

jayperry alle 15:41 in: amore, vita, dolore
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mercoledì, 12 marzo 2008

Ho sentito alla tv che in una relazione in cui c’è una grossa differenza di età, per quanto matura possa essere la persona più grande, sia esso uomo o donna, è sempre il più fragile. Quello che perde, perché non ha (o ne ha poche) possibilità di rifarsi una vita dopo l’ennesima delusione...ed è colui o colei che perde perché il giovane assorbe le sue energie, la sua vitalità, la sua passione e la fa propria.

Ieri sera era steso sul letto, adagiato su un fianco come suo solito, con mezzo viso sprofondato nel cuscino ed io alle prese con i miei pensieri contorti come al solito. Mi sono avvicinata e ho guardato ogni centimetro del suo volto, la barba sale e pepe morbida come un maglione di lana, i suoi capelli ondulati e arruffatiche gli ricadevano sulla fronte dandogli un’espressione da ragazzaccio di periferia, scanzonato, quasi arrogante.

Mi sono chiesta cosa possa vedere in me. Una bambina? Una donna innamorata? O solo una creatura da proteggere, anche se a quanto pare meno indifesa di lui! E come si sentiva lui? Un uomo innamorato? Un padre…? Gliel’ho chiesto quando si è voltato di nuovo, con la trippa per aria che saliva e scendeva regolarmente. Mi ha detto solo: “se pensano che io sia fragile perché più vecchio…allora non mi conoscono”. Sempre così lui, con la sua frase ad effetto, con le sue poche parole. Giornata strana ieri. Ho incontrato un ragazzo, bello ed educatissimo, mi ha riparato il computer. Sua madre si è innamorata giovanissima di un uomo molto più anziano di lei, forse di trenta, trentacinque anni di più, con dei figli, una moglie, o forse si erano già lasciati, non saprei. Si è rifatto una vita con quella ragazza ed ora ai tre figli del primo matrimonio se ne sono aggiunti altri tre, di cui il primo è proprio il bel giovane. E’ alto, con gli occhi chiari, la voce sommessa. Ogni tanto lo incontravo al bar, e si prendeva un cappuccino, solo in disparte, anche quando veniva con i suoi amici della pallavolo con cui gioca. Mi sono sempre chiesta come mai fosse così, non proprio simpatico, ecco. Ed ora invvece mi chiedo cosa significhi crescere con due genitori così diversi…bastano l’affetto e il calore contro le dicerie, le occhiate furibonde di chi magari si sente abbandonato, contro gli anni che ci distanziano? Ogni tanto sua madre gira con suo padre, ormai ottantenne, con la vista sempre più appannata. Girano in macchina, guida lei, e la sua morbida figura da meridionale fiera si incastra nella durezza della vettura.

Insomma, ieri sera ho guardato il mio vecchio ragazzo e ho pensato agli anni che verranno. Paradossalmente, mi spaventa sapermi senza di lui, senza il suo sorriso da ragazzino, le sopracciglia nere e il suo strano modo di camminare, le sue battutacce, la sua tenerezza (quando je pare a lllui come si dice Roma). Un giorno mi sono lasciata prendere dallo sconforto. E se lui non credesse...dubitasse di me, se non fossi capace di rassicurarlo...?un suo sms: “lo ti amo e so che tu mi ami e questo mi basta.” In passato ho creduto di essere innamorata dell’amore, di essere un po’ schiava della mia solitudine. Adesso per fortuna, so amare chi mi vuole, e so essere felice per questo. Buona giornata!

jayperry alle 08:44 in: amore, riflessioni, vita
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venerdì, 15 febbraio 2008

Oggi il mio old boy diventa un pò più old e meno boy.

Così ho deciso di fargli un pensiero. Visto che ieri i muffin non li ho fatti, non abbiamo proprio festeggiato san Valentino, li faccio ora, si merita un dolcissimo regalo. In tv stanno facendo un documentario su Stanly e Ollio su rai 1...davvero divertente. Vado a lavorare. Magari poi, quando mi libero da impegni ingombranti e dal mio odioso secondo capitolo sul diritto del mare, scrivo qualche altro racconto strampalato.

Smack a tutti!

jayperry alle 04:24 in: amore, vita, cibo, per sorridere, compleanno, festività
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venerdì, 08 febbraio 2008

san valentinoDal momento che in cucina sono un po’ una capra, ho chiesto consiglio ad un’amica in materia di dolci, per fare una sorpresa alla mia dolce metà per il giorno di San Valentino! Mi ha consigliato i….

 

….MUFFINS

 

Ingredienti:

·         bicarbonato poco poco, una puntina

·         burro 150 grammi

·         farina 300

·         latte 20 ml (poi vedi tu, l'impasto deve essere morbido)

·         una bustina di lievito per dolci

·         buccia di un limone grattuggiata

·         un pizzico di sale

·         un uovo intero e un tuorlo

·         una bustina di vanillina

·         150 grammi zucchero

·         forno 180 gradi, accendilo già quando cominci a mischiare le cose, così poi  caldo

 

 

fai sciogliere il burro e mescolalo con zucchero, vanillina e sale muffin2

 

batti le uova con il latte, in un altro contenitore

 

unisci i due composti

 

metti il lievito nella farina

 

poi piano piano, continuando a mescolare, agiungi la farina al composto

 

non fare grumi

bicarbonato poco poco, una puntina

 

burro 150 grammi

metti il lievito nella farina

 muffin

poi piano piano, continuando a mescolare, agiungi la farina al composto

 

non fare grumi

riempi quasi fino l'orlogli stampini

 

20-25 min in forno, vedi tu quando sono cotti, prendono un colore dorato.per controllare se sono cotti dentro bucali con uno stecchino, se quando lo tiri fuori c' impasto attaccato non sono cotti ancora.. poi spegni il forno, aprilo, ma lasciali ancora 5 minuti dentro

 

se vuoi puoi metterci dentro un pò di cannella

 

zucchero a velo sopra o zucchero e cannella

per farli al cioccolato devi aggiungere all'impasto cacao amaro

poi dentro puoi metterci gocce di cioccolato(è più semplice e si gonfiano di più), frutti di bosco (li stovi surgelati, aggiungi un pò di zucchero) o noci e pere o banane (solo che vengono molto dolci..), cocco grattuggiato.

 

stampi per muffin e budinigli stampini possono essere quelli  usa e getta come  quelli che si usano pure per i budini, tipo bicchierino basso

 

 

jayperry alle 20:08 in: amore, dolci, cibo, festività, san valentino
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giovedì, 17 gennaio 2008

Ben la guarda intensamente, sorridendo come un ebete.

<<Bel vestito.>>

<<Grazie - mormora lei abbassando gli occhi ad arte, lascinado intendere piacere misto a pudico imbarazzo -  Dove andiamo?>> chiede poi.

Ben, gongolante: <<E’ una sorpresa.>>

Via su un taxi con una canzoncina anni ’50 diffusa da una radio, mentre le luci sfrecciano fuori dai vetri appannati per il freddo, come in una pellicola d’oltreoceano.

Cambio di scena: dopo una cena fantastica contornata da un’ottima conversazione, i due si ritrovano sull’uscio di lei, gli occhi fissi l’uno nell’altra, le mani intrecciate romanticamnte al pallido chiaro di luna.

<<Sono felice di aver trascorso questa serata con te, Eleonora, è stato molto piacevole.>>

<<Sì, anche per me Ben.>>

Silenzio.

Poi, lui fa un passo avanti e le due mascelle (quella sbarbata e profumata con una colonia tedesca di Ben, quella impomatata e arrossata dal trattamento anti barbetta di Eleonora,) si avvicinano, come attratte da una forza misteriosa…

Le labbra screpolate di Nora toccano la superficie fredda della federa del suo adorato cuscino rosso. Si aprono appena, simulando un bacio appassionato. Segue persino un lievissimo gemito immaginario.

Un grugnito.

Sì, un grugnito.

Luca, che si è appena girato tirando verso di se tre quarti del piumone, russa profondamente, a bocca aperta, le narici strette che si dilatano e si contraggono contro la luce fioca della lampada accesa sul comò di sua moglie.

No, non si è trattato di un sogno. Non ad occhi chiusi almeno…

Ancora un rumore forte, seguito da un sibilo. Suo marito sta planando verso lo spazio. “E poi dici che una non deve baciarsi con il cuscino!”

Indispettita, la donna si gira su un fianco, dando le spalle a suo marito.

Prende un libro, “Donne isteriche. Tetimonianze di donne che ce l’hanno fatta.”, e comincia a leggere: “…rischiavo di impazzire; nonostante la mia nuova tinta, i miei pantajazz con sopra un maglioncino mordido, lui non mi guardava neppure…la mia autostima era sotto le scarpe.

“Ne so quacosa!”

Si alza dal letto sbuffando, e mentre sta attenta a non far rumore con la porta che cigola come un trneo arriugginito, (“Ma sempre meno di Luca!”), la sua figura viene riflessa nello specchio del corridoio.

“Sono un po’ ingrassata. Ma mica è colpa mia. Insomma, dopo la gravidanza è naturale.” Ma mette a tacere la vocina che le ricorda che dal giorno del parto sono passati tre anni e non ha ancora perso tutti i dieci chili generosamente accumulati.

Eppure non capisce. Perché lui non la degna di uno sguardo e la costringe a immaginare che la parte bombata del cuscino sia un uomo, un altro uomo, che altri non è se non suo marito, con un nome diverso, certo, ma con gli stessi occhi, e la stessa fame di avventura e sesso che si leggevano nei suoi occhi durante i famosi “primi tempi?”. In fondo, onostante la sua pancetta prominente, lei cotinua a desiderarlo. “Anche la pancetta ha un suo perché…o no?”

<<Ah!Che tristezza.>>

Torna a letto, imabacuccata nel suo pigiamone. “Poco sexy in effetti”.

Stavolta c’è una mandria mucca che sbuffa nel loro letto. Si ferma a guardare suo marito. Un ciuffo di capelli appena sotto la palpebra sinistra. Glieli sposta. Lui non smette di russare, quasi da ciò derivasse la sua incolumità fisica.

<<Ah!>>

Più che un sospiro è un lamento.

Si corica nel letto. Luca si sposta ancora, per l’ennesima volta, la mano quasi chiusa a pugno, come se brandisse una spada, o una scimitarra.

Nora spegne la luce.

Ne filtra un po’ dalle finestre: è quasi l’alba. Si accoccola accanto a Luca e infila il piccolo palmo di man opaffuto nella fessura delle mani forti e grandi del trombettista.

Sorride…in fondo lo ama.

E chissà, magari anche lui, non ha smesso…

Libera la mente da ogni pensiero. Accarezza piano il mento barbuto di suo marito, così morbido e teneramente infantile nel sonno, e scivola in un mondo in cui è ancora bellissima e desiderata.

 

 

 

jayperry alle 16:24 in: amore, per sorridere
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